Nell’ultimo decennio si è assistito all’affermazione di un turismo nuovo, attento e interessato alla qualità dell’ambiente, concentrato su attività sportive o ricreative tese ad instaurare un rapporto diretto, partecipato, riflessivo con la natura

Questo “ecoturismo”, o “turismo verde” o “turismo rurale” (le definizioni sono molteplici) ha portato da un lato alla rivalutazione di aree che, grazie a una presunta marginalità, si sono preservate in qualche modo genuine e incontaminate, dall’altro alla riscoperta della cultura dell’accoglienza da parte degli stessi addetti alle attività agricole. Nell’ambito dell’accoglienza si sta registrando un ritorno all’insediamento rurale montano. La ricezione, l’ospitalità, la tutela e la promozione del territorio e del patrimonio rurale e forestale sono state recentemente riconosciute dal punto di vista normativo a tutti gli effetti. Ciò potrebbe portare a una nuova visione dell’agriturismo stesso, oggi rivolto maggiormente alla ristorazione e al pernottamento, e meno ai servizi di valorizzazione e promozione territoriale. La presenza di un mercato in crescita e di un’utenza esigente, spesso internazionale, lascia intravedere nuove prospettive di crescita, soprattutto se la ricezione extralberghiera si integra in progetti di riqualificazione e promozione locale; è il caso dei percorsi escursionistici a tema, delle strade dei vini e dei formaggi, dei progetti didattici ambientali per le scuole.

Un importante fenomeno è rappresentato dalle fattorie didattiche, un’interessante integrazione del reddito agricolo che permette all’imprenditore agricolo di creare un’occasione di qualificazione della propria figura professionale e dei saperi ad essa associati, ma anche di assicurarsi il ritorno da parte delle famiglie degli studenti, per la promozione e la vendita dei prodotti aziendali; inoltre e soprattutto le fattorie didattiche danno un significativo contributo alla valorizzazione del territorio e alla formazione di consumatori più “consapevoli”. Oltre alle professioni legate direttamente alla produzione agricola o all’allevamento di animali, la nuova concezione di agriturismo – così come di fattorie didattiche e biologiche – valorizza figure professionali quali l’agronomo o l’agrotecnico, nonché figure specializzate nell’educazione dell’infanzia, se si pensa alla possibilità che questi contesti offrono in termini di attività ludico-ricreativa, oltre a profili professionali nuovi quali gli operatori di fattoria didattica e gli addetti all’accoglienza turistica.

Un altro importante ambito riguarda la sfida di rilanciare il turismo archeologico, presupposto fondamentale per tutelare, salvare e trasmettere alle future generazioni i nostri siti archeologici, a patto naturalmente che siano conservati, gestiti, valorizzati e promozionati attraverso una comunicazione mirata alla conoscenza.

Presentati opportunamente, i beni archeologici possono elevare non solo il livello culturale delle popolazioni ma essere fonte di uno sviluppo economico e turistico anche in aree geografiche economicamente svantaggiate. Proprio perché l’archeologia costituisce da anni un vero e proprio valore aggiunto nel marketing turistico e se il turismo rappresenta il 5 per cento del Pil (ma perde colpi in competitività rispetto ad altri Paesi europei), l’enorme patrimonio archeologico italiano ha espresso finora solo una piccola parte delle sue potenzialità: in Italia vi sono più di 2.500 luoghi archeologici, un patrimonio che dovrebbe essere considerato il primo volano del turismo culturale in Italia. 

L’archeologo è “un professionista impegnato nel recupero, nella conservazione e nella valorizzazione dei siti e dei reperti storici e artistici” (ISFOL). Oltre agli scavi, la catalogazione, l’inventariazione, la schedatura e l’ordinamento dei reperti, la valorizzazione e la promozione di materiale archeologico, questa figura professionale potrebbe esprimere le proprie competenze attraverso percorsi museali, percorsi turistici e storici, nonchè la realizzazione di cataloghi o altri testi a carattere didattico e scientifico.

Il comparto museale inoltre si sposa bene con tutte quelle professionalità che escono da percorsi formativi in Lettere o Conservazione dei Beni Culturali, che potrebbero integrarsi in una logica di valorizzazione e promozione del territorio sviluppando tecnologie multimediali e interattive per l’ambiente storico, o contribuire nell’ambito degli operatori dell’incoming turistico. Allo stesso modo, l’inserimento in rete di grosse realtà museali permetterebbe un nuovo e interessante rapporto tra fruizione diretta delle opere artistiche e quella mediata dalle tecnologie. Cambiano i metodi di consultazione dei beni artistici, ma anche i criteri organizzativi delle esposizioni. Si fanno strada, poi, nuovi sbocchi lavorativi nell’ambito dei musei e dei beni culturali in genere: il “curatore” e il “conservatore”, oltre al direttore di museo, alle professioni inerenti la comunicazione, che vanno dalle visite guidate, alla didattica, alla creazione di percorsi museali. Ricordiamo inoltre le funzioni proprie della gestione, che riguardano la documentazione scritta, fotografica, audiovisiva; quelle legate alla manutenzione (cioè la sicurezza). Infine, tutto l’ampio ventaglio di opportunità offerte da settori quali ingegneria e architettura, che vanno dalla museografia agli impianti, dalla progettazione di spazi agli allestimenti delle mostre.

Se si vuole competere sul mercato con successo riscoprendo e valorizzando il nostro patrimonio culturale e naturale diventa dunque sempre più importante puntare molto sulla qualità dell’offerta, sviluppando una nuova attenzione a ciò che un territorio può offrire, unito a un innovativo modo di leggerlo e interpretarlo, creando condizioni di sinergia con le altre attività economiche e produttive del territorio, a partire dal comparto turistico e agroalimentare, per arrivare a quello dell’artigianato, culturale, alle nuove tecnologie e alla comunicazione.

Articolo realizzato da Giada Cappelletti dal mensile Mondo Lavoro di Giugno 2012

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