La formazione in Italia, ma il futuro lontano dai confini nazionali. Meglio se in Germania, nuova meta dei giovani italiani, e marchigiani, in cerca di maggiori speranze e appagamento professionale.

La Germania è la meta preferita. E ad espatriare sono maggiormente giovani lombardi e veneti tra i 18 e i 34 anni. I cosiddetti Millennials, ovvero quei giovani nati tra la fine degli anni ’80 e i primi ’90. Chiamati anche: generazione “Y”. E’ in crescita il numero di espatri da parte delle regioni del Nord Italia, mentre resta costante il flusso dall’area centrale della Penisola. Le Marche, al 1° gennaio 2016, contano 128.091 iscritti al Registro degli Italiani all’estero. E’ quanto emerge dal rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes.

Il periodo d’interesse dello studio è compreso tra gennaio e dicembre 2015. In questo lasso di tempo hanno trasferito la loro residenza all’estero ben 107.529 italiani. Mentre al 1° gennaio 2016 sono 4.811.163 i cittadini italiani residenti all’estero regolarmente iscritti all’Aire (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero). Ad aver scelto di abbandonare l’amata patria sono stati soprattutto i giovani di età compresa tra i 18 e i 34 anni (39.410, ovvero il 36,7%). L’approdo? La Germania, forse trainata dal fascino sempre attuale di una Berlino ormai capitale europea non solo dell’arte ma anche delle future prospettive lavorative. L’Inghilterra, con il mito di Londra, scende in settima posizione nella graduatoria delle mete scelte dagli italiani in “fuga”. Se guardiamo il flusso nazionale, troviamo la Lombardia in testa con 20.088 emigrati nel 2015. Segue il Veneto con 10.374. Sul terzo gradino del podio la Sicilia con 9.823 espatriati. Nel 2015 le iscrizioni all’Aire sono state in tutto 189.699. Più della metà, 107.529, per espatrio. Il 69,2% di coloro che hanno deciso di abbandonare l’Italia è comunque rimasto in Europa. Dunque si è potuto notare quanto siano calate le partenze per l’America Meridionale (-14,9%). Al contrario resta stabile l’America centro-settentrionale, in particolare gli Stati Uniti che si aggiudicano l’ottava posizione della graduatoria dei 25 Paesi scelti dagli italiani che cercano futuro altrove.

Dal 2006 al 2016 la mobilità italiana è aumentata del 54,9% passando da poco più di 3 milioni di iscritti a oltre 4,8 milioni. Un dato significativo, questo, che attesta quanto l’Italia sviluppi scetticismo in molti connazionali che, quindi, scelgono di fare le valige e guardare fuori dai confini. Per quanto concerne il titolo di studio, il 25,7% ha un diploma di scuola superiore, con una leggera prevalenza degli uomini (il 26,1% contro il 25,1% delle donne). In linea con il quadro nazionale, le donne si caratterizzano per uno svantaggio di genere maggiore in termini di livello di istruzione con il crescere dell’età, tanto che le ultrasessantacinquenni sono per oltre il 28% dei casi senza alcun titolo di studio o con la sola licenza elementare (il 21,9% per gli uomini). Le regioni per le quali è più importante il flusso migratorio di cittadini italiani verso l’estero sono la Lombardia (17.690, pari al 19,9% del totale delle cancellazioni), la Sicilia (9.102 pari al 10,2%), il Veneto (7.903, pari al 8,9%), il Lazio (7.851 pari al 8,8%) e il Piemonte (6.237 pari al 7,0%).

Gli italiani, giovani  e  meno  giovani,  guardano  sempre  più  all’estero  per soddisfare i propri desideri lavorativi, in particolare in Europa. Molti iniziano a conoscere le opportunità che il mercato del lavoro internazionale offre già durante gli anni della laurea mentre altri decidono di emigrare dopo essersi formati completamente in Italia sia perché non trovano offerte di lavoro che possano soddisfare le loro aspettative sia perché convinti che un periodo di studio e/o lavoro all’estero possa migliorare la loro situazione. In questo senso il programma Erasmus Plus è un valido progetto offerto dall’Unione Europea che finanzia vari tipi di mobilità per formazione e lavoro – quella degli insegnanti, dei professionisti di impresa, degli studenti e docenti universitari e dei formatori di corsi per adulti, oltre ovviamente dei giovani – a cui gli italiani partecipano ogni anno in misura crescente.

LE MARCHE

Al 1° gennaio 2016 si contano 128.091 marchigiani iscritti all’Aires su un totale della popolazione regionale che si attesta ad 1.543.752. In sostanza parliamo dell’8,3% della popolazione. Di questi il 50% sono donne e il 23% del totale sono over 65. La fascia 18-34, in linea con il dato nazionale, rappresenta il dato più significativo: 22,4% di iscritti all’Aire. Molto solida anche la fascia di età compresa tra 35 e 49 anni (22,9%).

La provincia maceratese guida la classifica di espatrio con ben 41.412 unità di cui il 51% composto da donne. Anche in questo caso la fascia di età compresa tra i 18 e i 34 anni risulta essere la più rappresentativa con il 23,8% di iscritti all’Aire. A seguire la forchetta compresa tra 35 e 49 anni che segna il 22,9% di iscritti all’Aire. Il dato si assottiglia maggiormente quando si parla di popolazione di età compresa tra i 50 e i 64 anni (17,8%). La provincia di Ancona segue la classifica regionale in seconda posizione con un totale di 34.391 cittadini iscritti, ad oggi, all’Anagrafe dei Residenti all’Estero. Le donne sono il 49,8% e i millennials il 22,5%. Immediatamente dietro la provincia di Pesaro-Urbino: 22.052 unità di cui 48,4% donne e 19,7% i giovani tra i 18 e i 34 anni. Chiudono la graduatoria la provincia di Ascoli (15.369 iscritti all’Aire) e Fermo con 14.867. Ma se guardiamo il dato sul territorio strettamente comunale, allora è la città di Ancona ad avere il maggior numero di iscritti all’Aire (5.980) seguita da Macerata (4.361) e poi Pesaro (3.776).

Storicamente l’immigrazione marchigiana, come buona parte di quella italiana, ha visto l’America meridionale come la terra della speranza per molti concittadini espatriati nei primi decenni del secolo scorso. Infatti solo l’Argentina possiede il 49,9% dei marchigiani iscritti all’Aire. Segue la Svizzera (6,6%) e al terzo posto la Francia con il 5,7%.