Il secondo sisma del 30 ottobre ha messo aziende e territori in ginocchio, ma gli agricoltori resistono sui luoghi colpiti. Di Sante (Coldiretti): «Rischiano di cambiare la geografia e l’economia della regione». 

Dove la terra trema ancora sono rimasti solo loro, gli agricoltori e le proprie famiglie per accudire ciò che resta: le coltivazioni e i pascoli. In tenda o in camper, a sfidare il gelo dell’inverno alle porte, perché non hanno alternative, la sopravvivenza e la prospettiva di un futuro sono qui, negli stessi luoghi e nello stesso territorio distrutto dal terremoto del 30 ottobre. Resistono le piccole imprese agroalimentari, spesso a conduzione familiare, con bambini e anziani a seguito, resistono e combattono la mancanza di tutto, dall’assenza degli abiti a quella del mangime, di fienili e stalle per gli animali, fino alla mancanza di liquidità e reddito, con un occhio sempre aperto per la paura di essere derubati dagli sciacalli. «Rischiamo la desertificazione di intere aree della regione, è in corso il cambiamento geografico ed economico delle Marche» avverte il presidente di Coldiretti Marche Tommaso Di Sante. Parlano i numeri: circa 800 attività produttive colpite e rese inagibili, di cui oltre 700 nel maceratese, 122 Comuni travolti, oltre 25 mila sfollati e quindi le ripercussioni economiche. Secondo Coldiretti, sono a rischio le 220 mila presenze turistiche annue nelle 180 strutture ricettive e agriturismi diffusi lungo i Sibillini, oltre 60 mila animali, tra ovini, bovini e suini, stentano nelle zone terremotate e per effetto dello stress causato dall’infinito sciame sismico è calata la produzione del latte del 30%.

Di Sante, come stanno reagendo gli imprenditori?

Con grande temperamento, piglio e forza di volontà. Visitando i territori colpiti dal sisma abbiamo visto territori spopolati, desertificati, dove resistono solo le nostre imprese. Sono zone di grandi allevamenti bovini e ovini, abbandonare questa terra significa abbandonare ogni prospettiva di futuro. Come Coldiretti, Cia e come Consorzio Agrario Adriatico stiamo cercando di stare vicino a loro sotto tutti punti di vista.

Cosa chiedono e di cosa hanno bisogno gli agricoltori e le imprese?

Adesso si sta affrontando ancora la fase emergenziale. Entro novembre sono attesi i moduli abitativi e i moduli stalla, le casette in legno per le famiglie degli agricoltori e le tensostrutture per animali che possono contenere 20 capi bovini ciascuna. Devo dire che la corsa della solidarietà è stata grande, da ogni parte d’Italia sono arrivati camper o la disponibilità delle stalle di altri agricoltori per ospitare gli animali. Come Consorzio Agrario Adriatico abbiamo messo a disposizione 170 quintali di mangimi per le pecore e 240 quintali per i bovini, perché anche l’approvvigionamento è un problema con la viabilità dissestata e i fienili inagibili. Andremo a piantare una tensostruttura di grandi dimensioni a Pievebovigliana come punto di raccolta degli aiuti e delle materie prime. Un altro problema è la mancanza di reddito e liquidità per le aziende, che in questo momento non riescono a lavorare e vendere i propri prodotti. Nel nuovo decreto del governo siamo riusciti ad aumentare da 1 a 10 milioni di euro gli stanziamenti per gli agricoltori, 400 euro per capo.

E nei prossimi mesi cosa sarà necessario fare?

Quando la terra finirà di tremare, bisognerà ricostruire con tutti i crismi e i criteri antisismici. Dopo il terremoto del 1997, alcune aziende avevano già reinvestito sul territorio, avevano ricostruito e dobbiamo aiutarli a rifarlo. Perché se i nostri imprenditori abbandonano questi territori sarà un danno per la collettività, sarà la desertificazione di intere aree ricche di storia e cultura, senza il presidio e la coltivazione dell’uomo ci sarà il rischio di crollo idrogeologico dei terreni abbandonati. Dovranno ripartire le comunità, le scuole, far tornare le persone.

Come dopo il sisma di agosto ad Amatrice, è scattata la corsa all’acquisto solidale dei prodotti tipici dei territori colpiti. Possono essere gesti utili?

Le iniziative di questo tipo possono essere utili, ma vanno organizzate per evitare che diventino una forma di sciacallaggio a danno delle aziende. Non devono essere offerte per chi acquista, ma un aiuto concreto per chi si vede costretto a dare via i propri prodotti, magari perché non possono tenerli nei propri magazzini. Per questo con Campagna Amica stiamo cercando di strutturare la cosa, per creare un circuito di vendita sicuro e utile agli agricoltori colpiti dal sisma.