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LE COMPETENZE DEL MANAGER DEL FUTURO

 

Viviamo un momento storico in cui il tessuto imprenditoriale è molto mutato a causa della crisi economica. Fra le aziende che sono riuscite a superarla, molte, anche fra gli attori più forti del sistema, sono cambiate e hanno dovuto ripensare, talvolta trasformando in modo significativo il proprio business.
Se da un lato questi profondi cambiamenti che hanno interessato e tuttora interessano il mondo dell’impresa, e quindi il mercato del lavoro, hanno portato e continueranno a portare anche nel prossimo futuro alla nascita di nuove figure professionali, dall’altro essi hanno reso necessario anche un cambiamento delle competenze che il mondo del lavoro richiede, poiché la ridefinizione dei business aziendali si porta necessariamente dietro l’esigenza di definire le competenze dello staff, a livello di dirigenti, quadri e ma anger. Un tempo dal manager ci si attendevano soprattutto risultati economico finanziari e quindi competenze fondamentali che egli doveva possedere andavano essenzialmente in questa direzione. Ma se anche per il futuro questa figura non potrà prescindere da competenze tradizionali che avranno sempre un ruolo fondamentale, quali il controllo di gestione, la finanza, il marketing, le conoscenze specifiche del settore in cui l’azienda opera, vi sono altri temi che hanno già assunto un ruolo fondamentale.

Il manager oggi deve essere competente sul fronte dell’organizzazione sviluppo delle risorse umane, sulle relazioni con i clienti, sul fronte dell’innovazione, sul product e project management… in poche parole egli deve avere conoscenze e competenze a 360 gradi. Si può dire che al manager oggi sia richiesta una visione sistemica dell’azienda, che ne interpreti le funzioni con approccio integrato. L’azienda infatti non è semplicemente una giustapposizione di aree o settori che possono essere presi per sé, essa è il risultato invece di tutte queste parti e delle interconnessioni esistenti e costituisce un vero e proprio sistema, come un organismo vivente; pertanto un manager capace non può prescindere da una conoscenza a tutto tondo dell’azienda, poiché fondamentale è la conoscenza e comprensione di quei meccanismi di correlazioni che interagiscono tra le varie funzioni e reparti aziendali.
Tale necessità peraltro si ricollega anche a un cambiamento che molte aziende stanno avviando, che è quello di riorganizzarsi in business unit, alla guida delle quali vi è necessariamente un manager. Accanto a quelle evidenziate fin a qui, sarà sempre più importante per i manager possedere tutta una serie di competenze non specialistiche e trasversali, fondamentali per poter affrontare una realtà aziendale sempre più complessa e caratterizzata da numerose variabili e alta volatilità.  Si tratta di competenze che attengono la sfera cognitiva e del pensiero, la sfera attitudinale e comportamentale, sociale e personale e che quindi sono riconducibili alla sfera delle competenze e dell’intelligenza emotiva. Queste comprendono ad esempio competenze fondamentali per poter gestire il proprio gruppo di lavoro: ottima capacità di leadership, ovviamente coerente con le linee guida aziendali, capacità di lavorare in squadra, di gestire le risorse e la capacità di delega, poiché è fondamentale che un manager resti centrato nel proprio ruolo di “gestore” delegando ai collaboratori responsabilità operative. Altre caratteristiche essenziali, che rientrano nella sfera dell’autoefficacia personale, sono la resilienza e la creatività. Possedere stabilità emotiva, saper reagire positivamente agli eventi negativi e avversi, trasformarli in opportunità e momenti positivi: la resilienza è la capacità di reagire ai traumi di qualsiasi natura, personali, familiari, lavorativi riorganizzandosi positivamente, traendo nuove competenze, senza farsi abbattere e cadere in stadi di prostrazione ma anzi rafforzando la fiducia in sé stessi.
Per la natura del suo ruolo il manager si trova ad essere maggiormente esposto a forte stress e pressioni, sarà dunque necessario che egli accresca la propria resilienza aumentando la capacità di resistere ed adattarsi, attingendo a energie positive insite dentro di sé. Di fronte ai repentini cambiamenti e agli imprevisti, è importante che il manager impari a trovare soluzioni nuove, pensando fuori dagli schemi, facendo ricorso all’intuizione e alla creatività per interpretare il mercato, dotandosi di strumenti sempre più variegati, poiché modelli e schemi tradizionali possono essere insufficienti a interpretare la situazione attuale.
Tali capacità hanno un ruolo strategico e sono fondamentali nella gestione dei processi di cambiamento – change management – In questo senso è fondamentale che il manager riesca ad esse un problem solver e un buon decision maker.

Se l’azienda vuole mantenersi competitiva, deve poter disporre di manager capaci di interpretare e reagire al cambiamento, sia che esso sia endogeno, cioè conseguente dai processi di sviluppo aziendali o derivante da precise scelte strategiche, sia che esso sia esogeno, derivante cioè da fattori esterni imprevisti. Soprattutto in questo secondo caso appare quindi fondamentale saper comprendere, e in qualche modo prevedere, possibili cambiamenti futuri, anticiparli, delineare scenari, in modo da poter rispondere ad essi non tanto con un comportamento adattivo ma anticipatorio, per evitare di esserne travolti. I cambiamenti devono essere visti come opportunità per “giocare d’anticipo”, gettare le basi e predisporsi in modo maggiormente allineato alle sfide future. Quanto appena descritto dovrà trovare una contropartita nella formazione manageriale che non potrà far a meno, nei percorsi di formazione manageriale, di offrire un mix di competenze tecnico specialistiche e competenze trasversali, focalizzandosi sulle tematiche del cambiamento, della flessibilità e della comunicazione. Le metodiche proposte dovranno agire sulla creatività e sul ruolo attivo degli allievi, attraverso strumenti quali creative learning, lo studio di casi aziendali, simulazioni e project work, strumenti insomma che stimolino la proattività, lo spirito d’iniziativa, il problem solving.
La formazione non dovrà perdere di vista l’obiettivo di rispondere alla domanda di nuovi manager con profili che siano dotati di buona visione d’insieme, ampia visione spazio-temporale, in grado di inserirsi comprendendo rapidamente i meccanismi aziendali, integrandosi e partecipando attivamente e proficuamente fin da subito alle attività aziendali.

 

Silvia Battistelli

Management Academy Sida Group
Area Ricerca & Sviluppo