LA MENTE: che cos’è, come si forma e come funziona.

 

Scopriamo le principali funzioni mentali dell’ essere umano: astrazione ed insight.

 

Affrontare il complesso concetto cognitivo di mente, implica stabilire che: tutte le “immagini mentali” derivanti dall’esperienza passata dell’uomo, si sommano insieme in tal significato.

La mente dell’ uomo infatti, rappresenta il sistema di controllo tra la persona ed il suo ambiente ed è implicata costantemente in un processo di problem solving rivolto alla sopravvivenza.

Parlare di mente, implica il riferimento diretto ai concetti di intelletto e di insight (intuizione).

Per tanto, la mente suddivisa in analitica e reattiva, permette all’uomo le più abili astrazioni di pensiero.

La parte analitica infatti, corrisponde alla mente conscia e consapevole, che pensa e che osserva i dati, gli INPUT, ai quali susseguono prodotti mentali, OUTPUT; è la componente che ci consente di ricordare e di risolvere i problemi.

La mente reattiva invece, è quella parte della mente di una persona che lavora esclusivamente sui processi automatici di stimolo – risposta. È svincolata dal controllo volontario dell’ essere umano ed ha un impatto maggiore rispetto ai processi di consapevolezza e di scopo, di pensiero, corpo ed azioni.

I compiti vitali, vengono portati avanti dall’uomo che si affida per lo svolgimento di essi, alla mente analitica e concreta poiché tale qualità della mente, ci permette di essere abili nella vita pratica. E’ grazie a tale componente che ognuno di noi è capace di svolgere le attività in linea alla propria persona ed alla propria professione e raggiungere gli obiettivi prefissati.

E’ dopo un primo approccio di tipo analitico e concreto al mondo che l’ uomo comincia a sviluppare una mente “astratta”, una mente che permette di concepire aspetti ideali e superiori, come ad esempio i modelli educativi e sociali, la politica o la religione.

In un processo di funzionamento della mente di tipo avanzato, l’ uomo giunge ad apprendere le informazioni derivanti dall’ambiente circostante senza alcuno sforzo e dunque per intuizione o “illuminazione diretta”.

 Tale funzione è specifica dell’ intelletto, inteso come la facoltà della mente capace di DISCRIMINARE, DISCERNERE E COORDINARE. Tali abilità sono fondamentali per l’ avanzamento dell’ uomo in tutti i campi della realtà.

Guardare con gli occhi della mente” è la frase che allude dunque alla principale funzione che la mente garantisce all’uomo, ovvero quella di “insight”.

L’ insight, è il processo per il quale la mente astratta è capace di “vedere oltre” o “vedere in profondità “.

Si tratta dunque di uno “sguardo nuovo sulla realtà” che giunge quasi improvvisamente e che consente all’uomo non solo di riconoscere ma anche di cogliere quasi improvvisamente le relazioni tra aspetti della realtà che prima non riusciva a vedere, così che la realtà che prima appariva frammentata e problematica viene colta in modo globale.

Ad esempio, un problema da tempo dibattuto, trova una soluzione nuova perché visto sotto una prospettiva completamente diversa.

Questa è un’esperienza frequente che spesso accade nella vita quotidiana, specie dopo ripetute riflessioni su una certa situazione ed improvvisamente riusciamo a vederla in modo diverso, tanto che la nuova comprensione ci permette di pianificare comportamenti ed agire in modo più adeguato alla situazione stessa, situazione che, ci rendeva bloccati.

In questo modo, la mente, grazie i processi di insight, permette l’ avvicinamento dell’ uomo al suo “se – mentale”, alla sua consapevolezza.

L’ insight “rompe” le euristiche.

Il pensiero intuitivo dettato dalla mente analitica, rappresenta la rottura tra un pensiero fondato costantemente su “euristiche mentali”, ovvero, l’ insieme di condotte che non garantiscono la soluzione del problema ma che consentono all’uomo di avvicinarsi alla meta, ed un pensiero innovativo.

L’ euristica più specificatamente , viene definita come “scorciatoia mentale”: regola semplice e approssimativa, riproposizione standard di pensieri e comportamenti, che utilizziamo quando ci troviamo di fronte a soluzioni da risolvere.

Le euristiche prodotte dalla nostra mente sono coinvolte nella formulazione dei processi di giudizio.

Infatti, può accadere che: a seguito della acquisizione dell’ informazione e della elaborazione della stessa,

l’ individuo può produrre un giudizio “erroneo”.

L’ errore emergente non deriva direttamente da una “irrazionalità” pertinente alla persona quanto rappresenta il prodotto della utilizzazione di euristiche che come già accennato, sono le responsabili di risposte approssimative, le quali a loro volta causano errori grossolani.

Seguendo il meccanismo di velocità della mente nella attribuzione di qualità alla realtà, le euristiche sono anch’ esse spontanee e veloci e nei confronti di un dato problema, vanno spesso verso la stessa direzione, generando i BIAS: errori cognitivi secondo cui la mente imbocca, purtroppo un tunnel di ragionamento.

Quindi, il “pensiero non pensato”, è una sensazione che affiora e che attraversa la ns mente, scompare e riappare finché la situazione problematica viene non solo osservata ma anche risolta ad un livello diverso. Nella vita quotidiana ovviamente queste intuizioni non avvengono con molta facilità, vengono infatti privilegiate il più delle volte da colloqui a carattere formativo, ovvero dei “laboratori” in cui sulla base delle varie esamine, vengono prodotti molti insight che consentono alla persona di osservare la realtà in modo differente ed eventualmente accelerare i cambiamenti vitali.

 

L’insight, funzione principale della mente, rappresenta una nuova comprensione della realtà perché allarga lo spazio della consapevolezza.

Ma l’ insight mentale ha le sue caratteristiche: possiamo infatti distinguere tra un insight intellettuale e un insight emotivo.

Il primo, l’ insight intellettuale, fa riferimento ad un tipo di conoscenza e di comprensione che avviene, come la parola dice a livello di intelletto e dunque, a livello di giudizio e riflessione e che si adopera tramite conoscenza per descrizione.

Diversamente l’ insight emotivo, si fonda sulle emozioni ed i concetti di familiarità; il soggetto infatti si accorge e vede, sente affettivamente parlando, non attraverso delle inferenze logiche ma bensì per esperienze dirette.

L’ esempio concreto può essere quello di bere una coppa di vino bianco fermo e comprenderne le differenze: sapere come quel vino è perché lo si è già assaggiato in precedenza e sapere come è quel vino perché conosciamo bene le sue componenti in termini chimici e di solfati.

Grazie alla composizione strutturale della mente, non solo possiamo conoscere attraverso i processi di insight, ma anche generare cambiamenti relativi alla nostra vita, ne è una dimostrazione l’ insight emotivo.

L’ insight emotivo però va sempre “calibrato”: la maggiore consapevolezza di se non deve restare solo ed esclusivamente sul piano intellettuale e generare quella “conoscenza senza conoscere concretamente”, la quale difficilmente produce cambiamento; d’ altra parte, occorre evitare l’ estremo opposto.

L’ insight emotivo infatti, richiede una integrazione equa tra sentire e comprendere in modo che si formi un’ esperienza complessiva del significato dell’ esperienza.

In conclusione possiamo stabilire che: chi non ha un insight è molto facile che abbia il suo opposto – un atteggiamento difensivo verso la vita, un “blocco inibitorio “ – motivo per cui è difficile che avvenga un processo di cambiamento e di conoscenza reale. Allo stesso tempo, però, non è detto che lo faccia chi ha una migliore consapevolezza di ciò che sta accadendo.

 

 

Silvia Cichella

Management Academy Sida group

Area Risorse Umame