“La bellezza salverà il mondo” afferma il principe Miškin ne “L’idiota” di Dostoevskij, questo il
significato intrinseco di “Io sono cultura, -L’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi”, edizione
2016 del rapporto della Fondazione Symbola e Unioncamere, due organismi dal 2011 impegnati nel
monitoraggio e nella quantificazione del contributo della cultura e della creatività all’economia
nazionale. Questo testo chiarisce la sinergia tra cultura ed economia. La cultura è una driving force
economica, è caduto il muro di Berlino che separava la cultura dall’economia. La forza economica
della cultura emerge in forma ancora più evidente nelle situazioni di crisi o di shock economici, “La
bellezza salverà il mondo”, dicevamo giustappunto.

Anche gli scettici dovranno ricredersi. Ai miopi e ai secessionisti che ancora separano economia e
cultura o che pensano che la sinergia tra cultura ed economia sia solo retorica, rispondono i numeri.
In riferimento all’economia italiana, al Sistema produttivo Culturale e Creativo si deve il 6,1 % della
ricchezza prodotta: 89,7 miliardi ed esso dà lavoro a 1,5 milioni di persone. Il perimetro del Sistema
Produttivo Culturale e Creativo presenta due dimensioni: Core Culture e Creative driven. Nella prima
dimensione troviamo: industrie creative (architettura, comunicazione e branding, design); industrie
culturali (audiovisivo-cinema, tv, radio-, discografia, videogames, editoria etc.); patrimonio storicoartistico (musei, gallerie, biblioteche, monumenti etc.); performing arts e arti visive
(rappresentazioni e spettacoli artistici in generale, fiere, convegni). Nella seconda dimensione,
Creative Driven, confluiscono tutte le attività economiche non appartenenti al core culturale ma
soggette a processi di culturalizzazione.

La cultura sul resto dell’economia ha una capacità moltiplicativa, un effetto moltiplicatore pari a 1,8,
ovvero per ogni euro prodotto dalla cultura, se ne attivano altri 1,8 in altri settori. Infatti, il Sistema
Produttivo Culturale e Creativo estende i suoi effetti anche al di fuori della perimetro tracciato. In
termini monetari, gli 89,7 miliardi prodotti dal Sistema riescono ad attivare 160,1 miliardi di euro,
arrivando a formare una filiera culturale, in senso lato, di 249,8 miliardi di euro.
Numeri da capogiro che confermano quanto la cultura sia un outsider, per anni messa fuori dai
giochi dell’economia, che merita un posto di tutto rispetto tra i drivers della crescita e dello sviluppo
economici territoriali e dell’intero Paese.

La cultura, non sta più nella sua torre d’avorio, ma è linfa vitale ed energia per l’economia. Non si
tratta di knolwedge economy, di economia della conoscenza, imposta dalla rivoluzione copernicana
del digitale ma più nel profondo di Economia della Cultura, l’economia che cerca e trova i propri
asset nell’intelligenza, nel sapere, nella storia e nel bello di un Paese e della sua gente.

Dott. Gianluigi Gioia