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IL RUOLO DEL FORMATORE

Per me e la mia socia Anna Simeone (RSPP e Formatrice) il formatore non lavora in modo prestabilito o standardizzato: egli trasmette sì conoscenze e competenze, ma apprende continuamente dalle persone cui si rivolge, in quanto portatrici di esperienze di vita vissuta. Il formatore facilita lo sviluppo della conoscenza, agevola il cambiamento dei processi di lavoro nella logica del miglioramento continuo, fornendo così strumenti che costituiscono una chiave di successo nel mondo aziendale e contribuendo alla crescente importanza della persona all’interno dell’azienda.

Formazione, dunque, non è più solo tecnica. Quel che oggi più conta è saper stare al mondo, convivere con persone molto diverse da noi, comunicarvi, essere dei problem solver ed essere creativi, autonomi nella decisione.

Il formatore deve insomma agevolare una crescita personale. Egli non dà ricette preconfezionate ma, attraverso il pensiero critico, fa emergere l’autentico modo di essere di ciascun individuo.

In taluni ambiti, come in quello della sicurezza, l’esperienza del formatore si arricchisce della responsabilità di accompagnare le persone attraverso un percorso di consapevolezza, che contribuirà a migliorare se stessi nonchè l’ambiente di lavoro in cui si opera.

Questo percorso tuttavia non è privo di ostacoli, rappresentati soprattutto da una cultura spesso restia al cambiamento. Come superarli? Occorre credere fermamente nei propri concetti, trasmetterli con passione. Solo così il formatore riesce a dar vita a quel processo evolutivo di cui persone e aziende hanno  bisogno per affrontare le nuove sfide competitive dei tempi nostri.

A titolo esemplificativo pensiamo alle innovazioni nel campo digitale, che negli ultimi tempi stanno incontrando il deciso favore di una legislazione in continuo fermento, che rende indispensabile una formazione continua sul tema.

Ed ecco che l’esperto del settore digitale non è solo colui che forma il personale sul piano tecnico, ma diventa colui che lo accompagna verso la novità.

Vorrei riportarvi l’esempio di una azienda che da qualche anno registra una decisa crescita sul mercato: la Seen Solution. Si tratta di un’azienda che opera nel settore digitale e si propone lo scopo di ridurre progressivamente l’uso della carta nei contesti aziendali. Parlando con il titolare, l’Ing. Savino, abbiamo appurato che nell’attività formativa si incontra un ostacolo fondamentale: l’approccio mentale. Le nostre aziende, purtroppo, non sono sempre pronte al cambiamento, soprattutto se occorre aprirsi a nuove tecniche. L’ing. Savino conclude che il ruolo del formatore non si basa tanto su discorsi tecnici e/o normativi, ma sta nel convincere l’azienda ad accettare la novità e, quindi, a modificare le loro procedure di organizzazione interna. A tal fine, si possono avere due diversi approcci a un’azienda che necessita di formazione. Il primo è un approccio diretto, che vede l’imprenditore “imporre” la formazione al suo staff, spesso non giungendo a risultati significativi. Il secondo è un approccio step by step, dove il formatore accompagna “mano nella mano” verso il cambiamento i dipendenti. È quest’ultimo l’approccio che si tende a privilegiare,rivelandosi più efficace sul lungo periodo.

Il formatore, dunque, lavora soprattutto sul “saper fare” e sul “saper essere” di un lavoratore, piuttosto che sul suo “sapere”.

Pamela Pettine

Docente Management Academy Sida Group