IL PATTO DI STABILITA’ E CRESCITA (PSC)

Cos’è, cosa serve, quali le critiche

 

923078_585641834844804_968425097_n1Il patto di stabilità è un accordo che stabilisce le regole di comportamento economico-finanziario dei governi e dei vari Stati che fanno parte dell’Unione Monetaria Europea, approvato nel 2012 e ratificato da tutti i parlamenti degli Stati europei, ad eccezione dell’Inghilterra e della Repubblica Ceca.

L’unificazione monetaria con la moneta unica ha limitato la sovranità di ogni singolo Stato in materia di cambio e di emissione di moneta (la Banca d’Italia non può più emettere nuova moneta). Le manovre sulla politica monetaria e sul cambio vengono unificate e ricondotte ad un organo centrale che è la BCE (Banca Centrale Europea).

L’accordo ha preso come riferimento il bilancio di ogni Stato, ovvero quel documento che sintetizza le scelte e i comportamenti economici, finanziari, strutturali e fiscali effettuati nell’anno dai singoli governi.

Il patto stabilisce che le entrate devono essere uguali alle uscite, ammettendo un deficit non superiore al 3%.

Inoltre, l’indebitamento di ogni Stato non deve essere superiore al 60% del totale del reddito prodotto nell’anno (PIL).

Quanti eccedono suddetto limite si sono impegnati ad adottare politiche tali da ricondurre il proprio deficit, nel tempo, entro tale parametro.

Perché è stata adottata questa formulazione di accordo?

Per garantire una stabilità delle singole economie e perché con la stabilità ci sia una crescita equilibrata. Eventuali maggiori indebitamenti effettuati dai singoli Stati comporterebbero delle pressioni sui tassi di interesse in termini di aumento e di ripercussioni sulla spesa degli stessi, con instabilizzazione economica del costo dell’indebitamento delle famiglie (mutui) e delle aziende.

Per garantirsi il collocamento del debito gli Stati agirebbero offrendo tassi più elevati.

I vincoli posti dal patto hanno concorso all’abbassamento del tasso di interesse (pensate quale benefici sull’economia dei vari Stati e sottosistemi economici).

Il patto, nella sua valida formulazione, condiziona i governanti ad una politica di rigore e spinge ad evitare che questi siano indotti a politiche dissennate di spesa pubblica, dirette a soddisfare solo interessi di lobby e ad acquisire consenso politico.

Il patto condiziona i governanti ad una gestione economica austera, diretta a dare economicità ad ogni scelta, sia per ciò che attiene le fonti (entrate), gli impieghi (spese) che la gestione del patrimonio (stock).

Spinge inoltre all’ottimizzazione delle politiche fiscali, di spesa, di politica industriale e di gestione patrimoniale, tutte improntate all’obiettivo dell’equilibrio economico e finanziario.

All’interno delle riforme strutturali del sistema economico è necessario ricreare spazi sempre più ampi di efficienza, diretta al miglioramento della competitività internazionale.

Le critiche mosse riguardano la rigidità dello stesso in caso di situazioni di crisi o depressione.

Keynes , l’artista della ripresa dalla crisi del 1929 e dello sviluppo economico internazionale, con la sua teoria della spesa pubblica e quindi di espansione dell’indebitamento è stato messo da parte in seguito all’approvazione di tale patto.

Lui sosteneva che, in tempi di crisi, il debito pubblico agisse come acceleratore per riattivare la domanda ed invertire il ciclo economico e soltanto ultimamente l’Europa ha ritenuto di riprendere in considerazione queste indicazioni, specificando però che l’indebitamento deve finanziari gli investimenti.

Si sta discutendo di destinare, nel triennio 2015-2017, 315 miliardi di euro ad investimenti strategici.

Inoltre la BCE sta adottando misure monetarie dirette ad immettere liquidità nel sistema economico, pur mantenendo il controllo dei bassi tassi di interesse e la stabilità dei prezzi.

Ha inoltre attivato una manovra accorta di politica monetaria, tanto che ad oggi il cambio dell’Euro sul dollaro è passato da 135 a 124.

Nell’insieme, le rigidità del patto sono state rimosse e ciò rappresenta senz’altro uno strumento di gestione equilibrata e matura, sia a livello economico che finanziario. Il patto richiede che gli organi che stanno amministrando l’Unione Europea tengano sotto controllo lo strumento, al fine di introdurre quelle variazioni anche temporali che si rendessero necessarie in base alle diverse situazioni ecomomico-finanziarie che potrebbero configurarsi nel tempo.

Dott. Flavio Guidi

Fondatore Sida Group Srl

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