Prendete un pugno di esperti tecnici elettronici, informatici e grafici e mescolate bene; aggiungete un obiettivo e un pizzico di sfida e lasciate riposare il tutto per 24 o 48 ore: quello che avete ottenuto è il composto base per un hackathon.

Si tratta di un evento promosso da aziende con forte spirito di innovazione nel settore digitale che vede coinvolti figure professionali più o meno esperte nell’ambito dell’ information technology e graphic design. 

L’obiettivo dell’hackthon è in genere lo sviluppo di un idea o di un prototipo in grado di fornire alle aziende promotrici nuovi strumenti per migliorare la customer experience dei propri clienti, fidelizzarli con un programma di loyalty, proporre meglio i loro servizi. 

Hackthon deriva da “hacker” più “marathon”; in tale contesto il termine “hack” non assume il significato di accesso non autorizzato, bensì programmare velocemente, in modo poco raffinato, oppure pezzo di codice che risolve rapidamente il problema; si tratta di una vera e propria maratona di progettazione in cui i partecipanti hanno un tempo limite per sviluppare le proprie idee.

Generalmente i partecipanti si iscrivono all’hackathon in team composti da diverse figure tra cui un programmatore, un graphic design e un esperto di marketing; a volte è possibile formare i team durante la prima fase dell’hackathon ovvero il briefing.

Durante il briefing vengono presentati gli argomenti sui i quali i partecipanti devono basarsi per la realizzazione del loro progetto; inoltre i team hanno l’opportunità di completarsi nel caso in cui abbiano bisogno di un altro membro. Quindi si passa all’azione, i partecipanti devono tirare fuori le proprie idee e dar loro forma attraverso dei mock-up, ovvero simulazioni grafiche, e realizzare un pitch, cioè una una breve presentazione, in genere di 3 minuti, da presentare alla fine dell’evento. 

Come già detto l’hackathon ha una durata di almeno 24 ore durante le quali ai partecipanti è concesso un pisolino, ma il più delle volte si cerca di tenersi svegli con bibite energetiche, snack e caffè.

Se da un lato le aziende utilizzano l’hackathon per trovare nuove idee, dall’altro anche i partecipanti hanno i loro vantaggi, oltre ad eventuali premi messi in palio dall’organizzatore, solitamente in denaro o agevolazioni per far nascere la propria start-up.

Innanzitutto l’hackathon rappresenta una grande opportunità per entrare in contatto con i rappresentati delle aziende del settore in cui si cerca un futuro lavorativo ed è un modo per farsi notare e, magari, lasciare un curriculum.

Ogni partecipante si confronta con altri professionisti con le stesse passioni ed interessi: lo scambio di idee e conoscenze è inevitabile ed arricchisce tutti.

E’ una buona occasione per sperimentare il team working e il problem solving in una situazione in cui la velocità è essenziale e il livello di stress è abbastanza elevato.

L’hackathon è uno strumento utilissimo per ampliare il proprio network: non è raro che ci si scambi i contatti, i tradizionali biglietti da visita, gli indirizzi e-mail o tramite LinkedIn, con i manager responsabili delle aziende organizzatrici, con professionisti freelance, con gli startupper e gli altri stakeholder che con qualsiasi ruolo partecipano all’evento. 

Infine un ottimo motivo per partecipare all’hackathon è che… ci si diverte! Capita spesso che vengano organizzati eventi “ludici” durante lo svolgimento dell’hackathon sotto forma di brevi contest, a volte finalizzati alla realizzazione di obiettivi intermedi dell’hackathon stesso, piuttosto che dei party in notturna per spezzare il sonno. 

In definitiva l’hackathon è un’occasione unica per fare nuove amicizie, farsi notare dalle aziende e portare a casa un’esperienza che forse ti cambierà per sempre.

 

Maria Anna Allocca

Responsabile Placement Area Marketing