Lo Chef e ristoratore marchigiano al top della visibilità grazie al talent Top Chef: “comunicare è diventato fondamentale nel mio settore, e bisogna farlo in tempo reale”.

Due stelle Michelin. Tre forchette del Gambero Rosso. Il sole di Veronelli. Chef, imprenditore e ristoratore, autore di libri, e adesso giudice nel food talent Top Chef. Moreno Cedroni di marketing ne sa. A soli 20 anni ha aperto il suo primo ristorante: La Madonnina del Pescatore. Poi nel 2000 approda a Portonovo con Il Clandestino Susci Bar. E nel 2003 la sua estrosa creatività dà vita alla salumeria di pesce Anikò, a Senigallia. Seguono molti altri riconoscimenti e premi, tanto che nel 2012 il Wall Street Journal inserisce la Madonnina di cedroni tra i 10 migliori ristoranti di pesce d’Europa. <<Inaugurai il ristorante ben 32 anni fa – racconta lo chef – allora era sufficiente soddisfare le necessità del cliente per farsi conoscere. Sembrava tutto molto semplice anche perché al tempo era più la domanda che l’offerta. Anche l’impostazione di ristorante di pesce, e di conseguenza di una cucina più leggera e digeribile, sembrava posizionarsi molto bene in quelle che sarebbero state le esigenze future della clientela>>.

Lei come ha interpretato il marketing, e come lo ha messo in pratica, nella sua carriera?

<<Davo continuamente alla luce nuovi progetti, vedi il Clandestino Susci bar, lo Street food di Aniko’, quindi spesso la stampa si interessava a me. Un aneddoto curioso è che alcune persone leggendomi spesso mi chiesero chi fosse il mio ufficio stampa, e a malincuore dovetti dire che non lo avevo. Poi i tempi cambiarono, i mercati cambiarono, i clienti idem. Mi resi conto che non bastava più il tam tam dei clienti che raccontano i tuoi piatti. Da quel momento capii che dovevo essere io a raccontarlo attraverso i nuovi mezzi: i social. Mi sono appassionato a questo nuovo modo di comunicare e di fare marketing. Comunicare quello che faccio, e come lo faccio, è diventato fondamentale nella mia attività>>.

La partecipazione a Top Chef fa parte del suo percorso legato al marketing personale?

<<La partecipazione a Top Chef rappresenta quella piccola spinta che avevo bisogno per essere conosciuto ad una più vasta gamma di persone. Solo attraverso la televisione vieni visto e sei conosciuto ad un mondo di persone che non sarebbero mai venute al ristorante. Inoltre ho trovato il format molto interessante e questo mi ha permesso di non dover recitare, ma di essere me stesso>>.

Può elencare 5 mosse strategiche per avere successo nel suo campo?

Innanzitutto è basilare garantire uno standard elevato di qualità, poi bisogna avere sempre nuove idee. Fondamentale, inoltre, la partecipazione al sociale e comunicare in tempo reale. Infine esaltare il proprio territorio>>.

Ecco il successo, per molti un sogno, di che cosa ha bisogno per essere continuamente alimentato?

<<Il successo è una brutta bestia! Deve essere un punto di arrivo, non un punto di partenza. Se lavori bene, prima o poi, arriva. E quindi per alimentarlo devi continuare a dare il meglio ed il massimo tutti i giorni>>.

Chef e ristoratore stellato. Per quelli come lei l’immagine e il packaging ha una rilevanza fondamentale. Su che cosa punta maggiormente, e perché?

<<Sicuramente chiunque deve curare la propria immagine. Certo che, al nostro livello, diventa obbligatorio. Il nostro cliente si aspetta ciò, e non possiamo deluderlo. Quindi il locale, il menù, il modo di porsi, tutto deve essere curatissimo. Nel mio caso riguardo l’immortalità del cibo, cioè dei prodotti che metto in scatola, il packaging diventa fondamentale>>.

Ristorazione di livello equivale anche ad un indotto turistico per il territorio che ospita le attività di settore. Lei ha pensato mai di legare la sua figura ad un concetto di marketing territoriale per il turismo nelle zone dove sorgono le sue attività? Se sì, come ha impostato il discorso?

<<Questa è una bella domanda. Sicuramente sono felice di essere nato in una regione così bella e ricca di prodotti. Però siamo poco più di un milione di abitanti, e dobbiamo con le nostre attività fare tanto per portare clienti. Ora sicuramente il comparto enogastronomico è diventato trainante per il turismo delle nostre zone, quindi indirettamente il marketing che faccio per me lo diventa anche per il mio territorio, e questo penso sia molto interessante. Indirettamente, ma molto efficacemente, promuoviamo vini, prodotti, territori, ospitalità>>.

Oggi le nuove rockstar sono gli Chef. E questo lo si vede anche da quanto successo abbiano le trasmissioni televisive (talent in primis) legate al mondo della ristorazione e del cibo, ma soprattutto dal numero sempre crescente di giovani che si appassionano al tema. Si potrebbe pensare che tutto questo faccia parte di una logica superiore di marketing legata al food, che voglia rafforzare l’immagine dell’Italia Paese del mangiare e bere bene? Oppure è soltanto una moda passeggera?

<<Non sarà, per fortuna, una moda passeggera. Per tanti anni avete subìto tronisti e troniste. Cosa c’è ora di meglio di programmi che parlano di cucina? Da anni all’estero esistono queste trasmissioni, con grande soddisfazione di tutti. In Italia dobbiamo sempre criticare tutto, e non siamo mai contenti di nulla. Abbiamo preso finalmente coscienza del nostro potenziale, e molti giovani vogliono fare i cuochi. Speriamo che ce ne siano altrettanti che vogliano fare i camerieri. Sicuramente c’è una logica di marketing legata al food che nessuno si sarebbe aspettato, e che avrà benefici solo se tutti noi addetti ai lavori dirotteremo il marketing sul concetto di sana e corretta alimentazione, e di qualità dei prodotti. Incentivando e stimolando i nostri contadini e i nostri agricoltori, ed i nostri pescatori, a resistere e non abbandonare le loro attività. Penso che questo concetto sia indispensabile in questo momento storico dove si parla tanto di cucina, ma si mangiano anche tante schifezze>>.