Il sistema fiscale di un Paese rappresenta il cuore dello Stato, il punto in cui si effettua lo scambio che sta alla base del contratto sociale stipulato dai cittadini che abitano in un determinato territorio e che hanno deciso di mettere in comune parte delle proprie risorse e di destinarle alla produzione di servizi diretti all’intera comunità

Il termometro del rapporto tra cittadini e sistema fiscale rappresenta un buon indicatore dello stato di salute di una Nazione. Grande importanza, quindi, rappresenta la formazione delle persone chiamate a venire in contatto con i contribuenti nelle varie fasi del rapporto Stato-cittadino: assistenza, accertamento, contraddittorio, contenzioso, riscossione.

 Come educare queste persone? Quale atteggiamento è più produttivo assumere nei confronti del contribuente? Innanzitutto è importante per queste persone cercare di individuare il tipo di interlocutore che ci si ritrova davanti: un evasore incallito completamente incapace di correggersi, un contribuente che ha evaso per errore e/o ignoranza della normativa fiscale o un cosiddetto “evasore per necessità”, desideroso di sistemare la propria situazione. La capacità di delineare un profilo il più possibile aderente alla realtà rappresenta un viatico indispensabile per l’instaurazione di un rapporto proficuo, improntato su principi di lealtà e buona fede (peraltro sanciti dall’art. 10 dello Statuto dei diritti del contribuente). Da una parte occorre trasmettere un senso di fermezza ed applicazione rigida della legge nei confronti di chi si pone al di fuori del “contratto sociale” con atteggiamenti chiaramente criminosi, dall’altra occorre che tale impostazione rigorosa e dura non venga percepita dalla grande maggioranza dei contribuenti in buona fede come una ferocia gratuita e persecutoria. Per evitare ciò è importante fornire strumenti legislativi che spingano il contribuente ad uniformarsi alla norma fiscale grazie a sconti sulle sanzioni (autotutela, ravvedimento, istituti deflativi quali l’accertamento con adesione, l’acquiescenza, la conciliazione …) e prevedere, dall’altro lato, momenti di collaborazione e di contraddittorio che possano rappresentare occasioni per il contribuente di fornire spiegazioni, senza la necessità che il contenzioso fiscale rappresenti l’unica sede in cui far valere tali posizioni.

Spostandoci dal lato dei contribuenti è opportuno anche qui creare un clima culturale che porti al rispetto del compito contributivo. Il ruolo chiave in questo caso è giocato dalla percezione che i cittadini hanno della funzione delle tasse.

In questo contesto però l’Italia deve compiere passi da gigante perché la percezione di un’amministrazione pubblica inefficiente e spendacciona e soprattutto non in grado di fornirci servizi di qualità sta alla base della scarsa educazione fiscale degli italiani. Ulteriore controprova è che i dati statistici non ci danno alcuna evidenza di correlazione tra pressione fiscale e grado di evasione. In un Paese come la Svezia la pressione fiscale supera anche quella già alta dell’Italia (46 per cento per la Svezia, 43 per cento per l’Italia) ma registra un tasso di evasione fiscale tra i più bassi del mondo (15 per cento contro il 26 per cento dell’Italia). Tale dato è sicuramente influenzato dal gap enorme esistente tra la quantità e la qualità delle prestazioni fornite dallo Stato svedese rispetto a quello italiano ed ancora peggio è influenzato dalla percezione che hanno i cittadini italiani. Questo perché se qualcuno un giorno sarà in grado di mettere in atto una riforma seria della Pubblica Amministrazione potrà ottenere subito dei buoni risultati ma cambiare la mentalità e la cultura di gran parte della popolazione è ben più difficile e richiede maggiore tempo.

 

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