La crisi finanziaria che ha colpito, a partire da giugno del 2008 (se non prima, secondo alcuni analisti), nell’ordine prima gli Stati Uniti e poi, a cascata, il resto del mondo e in particolare l’Europa, ha mietuto decine di migliaia di “vittime” sul terreno del tessuto economico mondiale: numerose aziende, infatti, sono state costrette a chiudere i battenti, nonostante gli sforzi compiuti da tutti gli “attori economic”per evitare quest’ultima soluzione, la più drastica. Nel nostro Paese, e in particolare nelle aree più produttive e industrializzate, non si è riusciti ad evitare lo “tsunami finanziario” che ha investito l’economia mondiale: ancora oggi assistiamo al rincorrersi di notizie riguardanti il caso di quell’azienda che non riesce a pagare gli stipendi, o di quella che fa ricorso alla cassa integrazione, o che addirittura porta i libri in tribunale per la dichiarazione di fallimento.

Fortunatamente il panorama italiano ed internazionale non è costellato solamente da situazioni negative: è importante infatti evidenziare la presenza di aziende che, nonostante le difficoltà, sono state in grado di navigare (e tutt’ora lo stanno facendo) nelle acque agitate della crisi finanziaria: marziani? No, più semplicemente aziende, e con loro il management e la compagine aziendale nel suo complesso, che hanno saputo riconoscere il problema sin dai primi segnali e, adottando le giuste misure, scegliendo le soluzioni più idonee e razionali, sono riuscite a mantenere sana la propria struttura economica e finanziaria. Per attuare tutto questo non sono serviti né maghi né economisti illustri: è stato sufficiente, ma nel lungo periodo indispensabile, l’adeguata conoscenza e l’opportuna competenza nell’utilizzo dei dati disponibili nel bilancio aziendale, e la corretta adozione di un efficace sistema di controllo di gestione.

Proprio grazie all’utilizzo di questi due strumenti è possibile generare nuova linfa vitale per l’azienda, e questa crisi ha fatto emergere in maniera decisiva e dirompente la necessità di comprendere e saper sfruttare, a proprio esclusivo vantaggio, la conoscenza approfondita di questi strumenti.

Il bilancio (composto da Conto Economico, Stato Patrimoniale e Nota Integrativa) è lo strumento principe per l’analisi aziendale: per utilizzarlo al meglio e analizzarlo in maniera completa e analitica, è necessario conoscere approfonditamente il significato delle voci che vi sono ricomprese, e chiarirne tutti gli aspetti. Solo attraverso una corretta lettura e interpretazione dei dati in esso contenuti (soprattutto con le opportune riclassificazioni), è possibile individuare quali possono essere i punti di forza e di debolezza di una struttura aziendale.

Non solo: grazie ad un’attenta analisi si può comprendere, ad esempio, quale sia il livello di indebitamento con le banche, e che peso ha questo sulla dinamica finanziaria, qual è la cadenza temporale con la quale vengono incassati i crediti e onorati i propri debiti, individuare i fabbisogni finanziari anche nell’ambito della pianificazione di investimenti o nella scelta delle fonti di finanziamento più idonee. Altra informazione che può essere estrapolata è quella concernente il valore intrinseco di un’azienda, ossia quanta “ricchezza” viene generata attraverso lo svolgimento dell’attività economica (modello E.V.A., oltre alle tradizionali misure di sintesi della performance).

Il bilancio, in sostanza, è una continua fonte di informazioni di natura sia economica, sia monetario-finanziaria, sia patrimoniale.

Un secondo strumento di analisi è quello rappresentato dal controllo di gestione: si tratta di un sistema operativo volto a guidare la gestione aziendale verso il conseguimento degli obiettivi stabiliti in sede di pianificazione e secondo criteri di economicità. È utilizzato anche per fornire alla direzione e alla proprietà di un’impresa informazioni utili per comprendere meglio la realtà aziendale (e l’andamento delle diverse aree strategiche che la compongono), ed assumere decisioni il più razionali possibile. Il controllo di gestione permette di trovare risposte a domande fondamentali che il “timoniere” di un’azienda deve necessariamente porsi, quali ad esempio: quali sono i margini unitari dei prodotti? anche se l’azienda è in utile, esistono aree di attività in perdita? il prezzo di vendita applicato è in assoluto quello migliore? conviene investire nell’acquisto di un determinato macchinario o continuare a servirsi dei terzisti?

In sostanza, attraverso questo strumento, è possibile compiere un’analisi a tutto tondo sulla dinamica dell’attività aziendale, identificando in maniera pressoché univoca i risultati prodotti dalla gestione.

Non si può prescindere da una completa e approfondita conoscenza dei mezzi per l’analisi economico-finanziaria dell’azienda. È da qui che bisogna ripartire. È su queste basi che si può fondare la rinascita e il consolidamento del tessuto aziendale nazionale ed internazionale.

 

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