Imprese culturali, artigianato artistico, liberi professionisti senza ordine. È l’universo in espansione delle professioni creative, la Cna lo ha analizzato.

Professionisti senza professione, artigiani artisti, imprese della cultura. Sono l’universo sfaccettato e in espansione dei lavori creativi. Un sottobosco che spesso cresce senza tutele e senza leggi, in mancanza di ordini professionali ad hoc o di una vera categoria che possa rappresentarli, complice anche la lunga crisi che costringe a inventarsi o reinventarsi una occupazione. Per studiare meglio il fenomeno, la Cna ha avviato uno studio sul comparto della cultura e un Osservatorio permanente sul settore dei cosiddetti professionisti non ordinistici, ovvero tutti quei mestieri che non sono iscritti in albi, non vengono rappresentati da collegi o ordini professionali. E i numeri parlano di un fenomeno in aumento.

Secondo i dati Cna aggiornati al 2015, nelle Marche il comparto della cultura, della creatività e dell’artigianato artistico conta 12.781 imprese che occupano 48.500 addetti. Il valore aggiunto prodotto da queste imprese lo scorso anno è stato di 2,2 miliardi di euro, pari al 6,6 % del Pil marchigiano. L’identikit delle imprese culturali tracciato dall’associazione di categoria descrive aziende in maggioranza individuali, che scelgono come sede le città universitarie, quindi Ancona, Camerino, Macerata e Urbino, oltre ad alcuni distretti culturali specifici come Castelfidardo per la sua produzione di fisarmoniche, Recanati per le aziende legate al nome di Leopardi, Loreto per la presenza della Basilica e Offida per il suo carnevale. Un settore che sembra non aver ancora raggiunto i suoi limiti di espansione, anzi, i margini restano ampi. Secondo il “Rapporto sulle imprese del sistema cultura delle Marche” presentato dal Centro Studi Cna, le Marche si sono piazzate al primo posto in Italia per la richiesta di professioni creative e culturali. Il 19 % delle assunzioni dell’ultimo anno è stato in questi settori. Seguono la Toscana e il Veneto con il 18 % di posti di lavoro creati nelle imprese culturali e creative. In termini assoluti, ad aver trovato un lavoro nelle professioni creative e culturali sono stati 3 mila giovani marchigiani, di cui il 48,7 % neolaureati.

Ma quando si parla di lavori creativi non si possono dimenticare i professionisti non ordinistici. Artiterapeuta, chinesiologo, cuoco, educatore e istruttore cinofilo, perito e liquidatore assicurativo, wedding planer, tributarista. Sono soltanto alcuni degli oltre trenta mestieri che si occupano di servizi per le imprese e per le persone, molti nati di recente seguendo le mode e le esigenze del mercato. Per loro non esistono ordini professionali a tutelarli. La Cna dal 2015 ha costituito un Osservatorio permanente che ogni  anno realizza una indagine sul settore e presenta proposte a tutela di questi professionisti senza professione. Tra il 2009 e il 2015 i cosiddetti professionisti non ordinistici sono aumentati del 28 %. Nelle Marche, solo lo scorso anno, il loro numero è passato da 7.798 a 8.459, con una crescita di 661 unità pari all’ 8,5 % e contribuiscono al pil regionale per 123 milioni di redditi complessivi. Un trend regionale superiore alla media nazionale, che ha visto crescere le fila dei professionisti senza ordine del 7,5 %. Quanto paga la libera professione creativa? Nelle Marche questi professionisti denunciano un reddito medio di 14.547 euro, in crescita rispetto ai 13.330 euro dell’anno precedente ma comunque inferiore alla media nazionale di 17.086 euro.