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CREATIVE LEARNING – UNO STRUMENTO NUOVO PER POTENZIARE L’APPRENDIMENTO

La creatività potrà cambiare il mondo: in uno studio recente dell’università del Massachusetts l’85% delle persone intervistate sostiene che il pensiero creativo sia stato la base dello sviluppo della propria carriera.

Considerando le sfide che l’ economia mondiale ha già affrontato e dovrà affrontare in futuro, e le sue ricadute sociali, appare chiaro come le necessità di riconnettersi al pensiero creativo non siano mai state così grandi.

La creatività, e l’approccio creativo alla formazione dovrebbero essere la base dell’educazione scolastica sin dalla primissima infanzia, naturalmente di pari passo con lo sviluppo delle skill legate al mondo digitale o ICT, perché in questo modo gli studenti, divenendo essi stessi creatori di contenuti digitali, possono amplificare le loro idee e accrescerne l’impatto. La formazione nel mondo attuale mira a creare persone che vogliano e possano fare la differenza nel mondo, e che siano capaci di confrontarsi con una amplissima varietà di media per comunicare in modi molto differenti; l’insegnamento del pensiero creativo è l’arma vincente per ottenere i migliori risultati possibili. In Italia ed in Europa il creative learning è stato adottato in alcune scuole primarie con un progetto sponsorizzato dalla EU e adottato grazie al lavoro del partner italiano di CLM (Creative Laerning Method). Il progetto europeo ha coinvolto 155 insegnanti su 7 nazioni con l’apporto di 45 ricercatori e la creazione di 20 progetti di formazione totali.

Il creative learning si sposa con l’idea di flipped classroom (insegnamento capovolto) e peer to peer learning (educazione tra pari).

Per quanto riguarda il creative learning, esso si basa sull’idea che la creatività è un elemento universale che permea ogni azione e permette di compiere al meglio tutte le scelte relative al proprio sviluppo personale ed anche ai rapporti di comunicazione con gli altri.

Secondo questa teoria la creatività trova approcci nuovi di risoluzione ai problemi e permette di avere una visione più ampia ed olistica della realtà in cui siamo immersi. Ovviamente ogni individuo nasce già creativo, ma la scuola tradizionale e l’essere perennemente immerso in schemi di ripetizione e controllo dell’apprendimento e delle azioni, schemi che si irrigidiscono con l’aumentare dell’età e del percorso scolastico, impedisce ad ogni individuo lo sviluppo dei propri personali talenti condannandolo, molto più spesso di quanto non si creda, a un percorso di vita e di lavoro molto lontano dalle sue vere capacità e aspirazioni. Il creative learning utilizza un sistema di rilevazione del pensiero creativo dei singoli studenti e/o del gruppo di lavoro e commisura il tipo di nozioni e le modalità di apprendimento – IN MODO CONCRETO E PRATICO- in maniera da potenziare il pensiero creativo; potremmo dire che in pratica questo tipo di sistema mira a potenziare il “pensiero laterale” (il termine pensiero laterale, coniato dallo psicologo maltese Edward de Bono, è una modalità di risoluzione di problemi logici che prevede un approccio indiretto ovvero l’osservazione del problema da diverse angolazioni, contrapposta alla tradizionale modalità che prevede concentrazione su una soluzione diretta al problema).

Il creative learning presuppone l’esplorazione, la ricerca, la sorpresa, lo stupore e la meraviglia, tutti elementi emozionali insiti in un percorso educativo da vivere come avventura, attraverso la convinzione che  divertimento e apprendimento possono coincidere nel processo educativo; la strutturazione concreta dell’esperienza di apprendimento diviene elemento fondante per rendere interessante il contenuto da trasmettere.

Grazie alla creatività si trovano soluzioni ai problemi, si evita che le difficoltà si trasformino in ostacoli insormontabili e si legge e interpreta correttamente la realtà in cui viviamo: occorrono quindi un’azione educativa ed un metodo che siano in grado di liberare quella creatività che è già in ognuno di noi, cessando di permettere lo sviluppo della resistenza al cambiamento, del pensiero stereotipato, della paura del giudizio, del fallimento e i pregiudizi personali, e incrementando invece una dinamica di pensiero fluido e flessibile, ricco di immaginazione e di empatia verso gli altri, profondamente reattivo a tutti gli stimoli. Sviluppando consapevolezza  e fiducia nel proprio potenziale creativo si agevola l’apprendimento, si facilitano cambiamenti significativi del soggetto in formazione, si permette l’esplosione del potenziale cognitivo, relazionale, pratico delle persone, consentendo all’individuo di continuare SEMPRE ad imparare , potenziando le attitudini sociali e sollecitando i dinamismi della coscienza in ambito educativo,

FLIPPED CLASSROOM

Con il termine flipped classroom (fonte WIKIPEDIA), o classe/ insegnamento capovolto “ci si riferisce a un approccio metodologico che ribalta il tradizionale ciclo di di apprendimento fatto di lezione frontale, studio individuale a casa e verifiche in classe, con un rapporto docente-allievo piuttosto rigido e gerarchico”.

L’insegnamento capovolto risponde a questo stato di cose con l’inversione dei due momenti classici, lezione e studio individuale:

  • la lezione viene spostata a casa sfruttando appieno tutte le potenzialità dei materiali didattici online;
  • lo studio individuale viene spostato a scuola dove il setting collaborativo consente di applicare, senza il timore di ristrettezze temporali, una didattica di apprendimento attivo socializzante e personalizzata.

Come funziona l’insegnamento capovolto?

  1. le competenze cognitive di base dello studente (ascoltare, memorizzare) vengono attivate prevalentemente a casa, in autonomia, apprendendo attraverso video e podcast, o leggendo i testi proposti dagli insegnanti o condivisi da altri docenti;
  2. le competenze cognitive alte (comprendere, applicare, valutare, creare), invece, vengono attivate in classe dove l’allievo non è solo e, insieme ai compagni e all’insegnante al suo fianco cerca, quindi, di applicare quanto appreso per risolvere problemipratici proposti dal docente;
  3. Il ruolo dell’insegnante ne risulta trasformato: il suo compito diventa quello di guidare l’allievo nell’elaborazione attiva e nello sviluppo di compiti complessi. Dato che la fruizione delle nozioni si sposta a casa, il tempo trascorso in classe con il docente può essere impiegato per altre attività fondate sull’apprendimentoattivo, in un’ottica di pedagogia differenziata e apprendimento a progetto.

Il primo passo consiste nel cercare di attivare negli studenti l’interesse, la curiosità, il desiderio di conoscenza di uno specifico argomento, passaggio fondamentale perché non c’è apprendimento significativo senza coinvolgimento cognitivo ed emotivo degli allievi.

Per l’insegnante si tratta perciò di problematizzare un tema, di trasporre i contenuti disciplinari da una forma espositiva, dimostrativa e risolutiva ad una dubitativa, ipotetica, il più possibile ancorata alla realtà, e lasciare agli studenti il compito di ideare e proporre una soluzione. Si passa quindi alla fase nella quale gli studenti sono chiamati a mettere in atto, sia pur con forme e modalità adeguate alle loro capacità e al contesto, le strategie cognitive e le procedure di indagine proprie della disciplina oggetto dell’attività di apprendimento, sollecitando negli studenti quei processi di pensiero che sono alla base della costruzione delle conoscenze, esercitando il loro spirito critico, imparando a fare domande appropriate, a formulare ipotesi attendibili, a escogitare metodi per verificare le loro supposizioni.

Questo si può attuare predisponendo un setting didattico che favorisca la ricerca d’informazioni, la riflessione profonda, il confronto fra pari, la sperimentazione sul campo; in questa fase si prevede la produzione di materiali e documenti da parte degli alunni, individualmente o in gruppo, che saranno poi utili nella terza fase, quella di rielaborazione e valutazione. Si tratta di un processo collettivo di riflessione e confronto su quanto appreso, condotto dal docente attraverso il coinvolgimento di tutta la classe, con l’obiettivo di chiarire, rendere espliciti e consolidare gli apprendimenti partendo dall’analisi dei lavori che gli studenti hanno realizzato nella seconda fase.

Su questo tema i primi esperimenti sono stati condotti negli anni novanta da Eric Mazur, professore di fisica presso l’Università di Harvard; oggi le piattaforme che pubblicano videolezioni sono innumerevoli e consentono agli insegnanti anche di pubblicare risorse didattiche autoprodotte e di personalizzare il percorso di fruizione per le proprie classi (alcuni esempi:TedEdVoicethreadRaiScuola, ecc…).

Sono considerati fondatori della didattica capovolta Jonathan Bergmann e Aaron Sams, autori del libro “Flip Your Classroom: Reach Every Student in Every Class Every Day” edito negli Stati Uniti nel 2012.

In Italia nel 2014 è nata FLIPNET, l’associazione degli insegnanti che praticano la didattica capovolta, facente riferimento al sito http://flipnet.it/

PEER TO PEER LEARNING

Con il termine  Peer Education (letteralmente “Educazione tra Pari”) si identifica una strategia educativa volta ad attivare un processo spontaneo di passaggio di conoscenze, di emozioni e di esperienze da parte di alcuni membri di un gruppo ad altri membri di pari status; un intervento che mette in moto un processo di comunicazione globale, caratterizzato da un’esperienza profonda ed intensa e da un forte atteggiamento di ricerca di autenticità e di sintonia tra i soggetti coinvolti. Questa pratica va oltre la consueta dinamica educativa e diviene una vera e propria occasione per il singolo soggetto, il gruppo dei pari o la classe scolastica per discutere liberamente e sviluppare momenti intensi di trasferimento di conoscenze.

La definizione di Peer Education del manuale Training for Trainers, Peer Education pubblicato dal Joint Interagency Group on Young People’s Health Development and Protection in Europe and Central Asia (IAG) è la seguente:

[…] l’educazione fra pari è il processo grazie al quale dei giovani, istruiti e motivati, intraprendono lungo un periodo di tempo attività educative, informali o organizzate, con i loro pari (i propri simili per background e interessi), al fine di sviluppare il loro sapere, modi di fare, credenze e abilità e per renderli responsabili e proteggere la loro propria salute. L’educazione fra pari ha luogo in piccoli gruppi o con un contatto individuale e in molteplici posti: in scuole e università, circoli, chiese, luoghi di lavoro, sulla strada o in un locale o dove i giovani si incontrano.”

Anna Masturzo

Management Academy Sida Group
Responsabile scientifico ricerca e sviluppo –  Area Farmacia e Sanità