L’attuale momento di crisi economico-finanziaria sta determinando gravi difficoltà, rendendo ancora più problematico l’accesso al credito da parte delle Pmi: è aumentato il livello di selettività delle banche nell’erogare finanziamenti e sono diventate sempre più critiche le condizioni di accesso al credito

Da indagini condotte su imprese di piccole e medie dimensioni emerge che la quota di Pmi che dichiarano di aver avuto difficoltà ad ottenere nuova finanza è pari al 28,9 per cento. Il quadro generale sembra quindi essere abbastanza chiaro: le maggiori difficoltà nei rapporti con il mondo creditizio si riscontrano soprattutto per le piccole imprese, e tali difficoltà, considerati anche i sempre più lunghi tempi di pagamento di clienti e committenti, contribuiscono ad aggravare la situazione di cassa di tali aziende. Il problema potrebbe presentarsi in maniera molto più accentuata al termine della fase più profonda della crisi, quando sarà importante presentarsi sul mercato per riottenere le quote perdute: la mancanza di risorse ed investimenti causerà allora la scomparsa di una quota consistente del tessuto produttivo italiano.
Tali difficoltà rendono dunque quanto mai attuale la ricerca di canali alternativi per l’accesso al credito da parte delle piccole e medie imprese, soprattutto in considerazione del giro di vite imposto dagli istituti bancari a qualsiasi forma di finanziamento. In un simile panorama economico-finanziario, diventa dunque di estremo interesse l’analisi di soluzioni “altre”, in grado di apportare capitali all’interno delle società, consentendo a queste ultime, se non altro, di agire in una situazione di “non emergenza”. Data la natura finanziaria della crisi, sembra evidente la difficoltà del sistema creditizio nel fornire i mezzi necessari, soprattutto alle Pmi, per affrontare il difficile contesto attuale.

Come possono essere supportate allora le imprese nell’accesso al credito?

Una soluzione potrebbe essere rappresentata da consorzi e cooperative di garanzia e fidi: istituti generalmente costituiti fra operatori appartenenti allo stesso settore economico, spesso per iniziativa di una specifica associazione di categoria, al fine di agevolare l’accesso al credito degli operatori economici tramite la prestazione in forma solidale di garanzie sui prestiti concessi.
Le centrali di garanzia possono dunque rappresentare l’ago della bilancia per il buon esito di operazioni di finanziamento: richiedendo la garanzia delle cooperative o del Fondo centrale di Garanzia (fondo che sostiene lo sviluppo delle piccole e medie imprese italiane concedendo una garanzia pubblica a fronte di finanziamenti concessi dalle banche) l’impresa non ha un contributo in denaro ma la concreta possibilità di ottenere finanziamenti senza garanzie aggiuntive e quindi senza costi di fidejussioni o polizze assicurative sugli importi garantiti dal Fondo.

Queste operazioni diventano ossigeno vero e proprio in quanto l’intervento di tali Fondi diventa spesso fondamentale per avere il via libera su finanziamenti che le banche non sarebbero disposte ad accordare a imprese prive di merito creditizio.
Proprio in questa direzione, dunque, dovrebbero concentrarsi gli sforzi  delle Camere di commercio, delle associazioni di categoria, degli enti pubblici e delle banche stesse: le Centrali di Garanzia dovrebbero essere sempre più potenziate, magari alleandosi anche tra loro, superando le divergenze di parte al fine di dare un supporto sempre più concreto alle piccole e medie imprese che costituiscono il principale tessuto imprenditoriale italiano.

Articolo Realizzato da Enrico Picchio area Sida Corporate Finance – tratto dal Mensile Mondo Lavoro

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