Il futuro della nostra economia passa attraverso la gestione efficace dei distretti, lo sviluppo delle reti e dell’integrazione delle imprese.

Il futuro della nostra economia è fortemente legato ai livelli di competitività del sistema Italia.
Osservando l’evoluzione delle economie mondiali e dei fattori che determinano il loro successo dobbiamo rilevare che vincenti saranno quei Paesi che dispongono maggiormente di disponibilità quantitativa di forza lavoro a basso costo, di livelli elevati di scolarizzazione e di un costo più contenuto delle risorse energetiche.

Per quanto riguarda questi fattori possiamo dire che potremmo disporre di una buona scolarizzazione, ma non della disponibilità di forza lavoro a basso costo o basso costo delle risorse.

Il quadro ci prospetta quindi un settore manifatturiero e industriale tendenzialmente in declino. Se altri settori non avranno la forza di sostituire questo decadimento, l’economia italiana è destinata a perdere posizioni nel contesto internazionale e a ridurre il processo di crescita, se non a registrare processi di contrazione del reddito.

In presenza di risorse limitate ritengo che si debba perseguire una strategia di “specializzazione”, “integrazione” e dimensionale aziendale, indirizzando le risorse e lo sviluppo del know-how (conoscenze) su quei settori che rappresentano settori di eccellenza o distintività dove per caratteristiche endogene e per storia disponiamo di punti di forza e dove quindi esistono delle barriere all’entrata o si possono fortificare le stesse attraverso politiche e strategie di crescita.

Settori quali il turismo, il lusso, l’agroalimentare, l’energetico, settori della meccanica, della mecatronica, delle costruzioni, della nautica, dei servizi, ecc

Si rende necessaria un’attenta analisi di lungo periodo ed una puntuale pianificazione  di medio e lungo periodo dei settori economici su cui concentrare la strategia della “specializzazione” e degli strumenti con cui far leva per sviluppare l’”integrazione”.

La pianificazione dovrebbe orientare le politiche fiscali e monetarie da adottare per favorire una più veloce crescita della competitività e integrazione d’aziende di questi settori.

Poiché la nostra economia è fortemente caratterizzata da piccole aziende (94% del numero delle aziende ha meno di 10 dipendenti) è attraverso lo sviluppo delle reti e successivamente con le integrazioni societarie che si supera il problema dimensionale per la realizzazione di quelle economie di scala necessarie a favorire le strutturazioni aziendali per aggredire la domanda estera e poter affrontare programmi di investimento di sviluppo, di marketing e di comunicazione necessari per migliorare la competitività e battere la concorrenza.

Una volta delineati gli elementi strategici e le politiche di medio e lungo periodo a livello centrale,

realizzatori dovrebbero essere le Regione, attraverso la strategia dei distretti.

Il distretto territoriale o di settore si presenta come lo strumento strategico su cui dovranno essere indirizzate le strategie di specializzazione e di integrazione.

E’ in questo contesto che si può realizzare l’incontro tra pubblico e privato, è sulle caratteristiche specifiche del territorio e del settore che si possono concentrare le analisi dei punti di forza e debolezza ed individuare strategie e i progetti di sviluppo e pianificazione di azioni su cui gli operatori pubblici e privati possono essere chiamati a svolgere in modo sinergico e qualificato, un ruolo di realizzazione.

Se il focus è il territorio o il settore si può comporre il ruolo imprenditoriale, finanziario, politico, culturale e formativo, evidenziando obiettivi e azioni su un campo più immediato e più vicino.

Oggigiorno le economie sono pressate da problemi finanziari di breve periodo dove il debito pubblico rappresenta la variabile critica per il risanamento.

La rimodulazione temporale del debito accompagnata da manovre dirette a ridurre la spesa pubblica producono una riduzione dei fabbisogni futuri, ma di pari passo non deve rallentare il flusso delle entrate.

Il flusso delle entrate è correlato alla pressione fiscale e all’andamento delle economia reale.

Se il sistema riduce la sua crescita  che dipende dall’economia reale anche la manovra finanziaria sul lungo periodo risulterà meno efficace. L’esempio della Grecia può essere di grande insegnamento.

Flavio Guidi
Fondatore del Gruppo Sida
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