4 spunti di riflessione su una giovane Leader

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Considerazioni su Greta Thunberg e il nuovo ambientalismo

Quella per l’ambiente non è guerra né competizione, ma la sfida per una sopravvivenza sostenibile: avere una leader carismatica che accentra le attenzioni su di sé è un bene o un male?

Greta Tintin Eleonora Ernman Thunberg è una giovane svedese che in pochi mesi è stata capace di diventare prima un personaggio poi una vera e propria icona del ventunesimo secolo.

Un anno fa era sola, davanti al parlamento svedese, con un cartello in mano, dicendo di scioperare per il clima. Oggi può vantare di aver parlato all’ONU, di essere stata nominata per il Nobel e soprattutto di aver messo in moto letteralmente milioni di persone, sia sui social (più di 8 milioni di follower su Instagram, 2 milioni e mezzo su Facebook, quasi 3 milioni su Twitter) che in piazza, in diverse città sparse in tutto il mondo.

Da dove nasce questa coinvolgente leadership? Si tratta di una sua sola dote naturale? È frutto di una particolare alchimia tra Greta stessa, gli argomenti di cui parla e il particolare momento storico? Oppure è solo il prodotto di un marketing perfettamente riuscito?

Nasce a Stoccolma il 3 gennaio del 2003, sua madre è la cantante Malena Ernman (che, tra i vari traguardi della sua carriera, nel 2009 ha rappresentato la Svezia all’Eurovision Song Contest), mentre suo padre, Svante Thunberg, è un attore.

Tutti, in teoria, sanno che Greta è affetta dalla sindrome di Asperger, ma forse non tutti sanno che non si tratta di un qualcosa che genera ritardi mentali né è una forma effettiva di autismo: le persone affette da questa sindrome riscontrano difficoltà nelle interazioni sociali, mostrandosi anche inclini a schemi di comportamento ripetitivi e stereotipati, con attività e interessi in alcuni casi ristretti, o, meglio, estremamente focalizzati.

Greta è leader indiscussa del nuovo coinvolgente impulso ambientalista che negli ultimi mesi sta animando le piazze di molte città, i cuori di milioni di adolescenti, così come i Parlamenti di molti Paesi, ma anche le sale riunioni di molte imprese: l’ecologia è stata a lungo una mera forma di idealismo, mentre ora inizia concretamente ad essere un mercato.

Diventata famosa a livello planetario in un periodo brevissimo (meno di un anno), Greta è oggetto di continue analisi e giudizi su ciò che effettivamente rappresenta e fa. E come è normale aspettarsi, specialmente in un attuale contesto sociale che vede tutti prodigarsi in recensioni e sentenze, si sono formati due grandi schieramenti che da soli occupano quasi totalmente lo scenario: chi è con lei (a volte acriticamente ed incondizionatamente) e chi le dà contro (in modo risoluto, sistematico, non sempre pienamente argomentato).

Esiste una verità a cui fare riferimento?

Forse ancora no. Ma forse non serve neanche.

Ecco 4 veloci spunti di riflessione su chi è Greta e su ciò che si dice di lei.

1. Giovanissima e famosa

Ha 16 anni, va per i 17, ha iniziato il suo percorso di sensibilizzazione ai temi climatici all’età di 8 anni e ora il mondo intero parla di lei. Questo depone o no a suo favore? In teoria sì, anzi, il suo coraggio e la sua lucidità dovrebbero spiccare in modo ancora più evidente, data la sua giovane età. Eppure, per i suoi detrattori è proprio questa una sua debolezza: “chissà chi ha dietro…” dicono con un’aria (già vista) di chi la sa lunga e non teme di giocare con la retorica. Ovviamente, si dovrebbe tener presente che “qualcuno dietro” ce lo ha anche Cristiano RonaldoDonald TrumpGeorge Clooney e pure Topolino. Si chiama staff, o a volte team, o mentore, o sponsor, ma fatto sta che, oggi come in passato, molto difficilmente si è davvero qualcuno completamente da soli. Ma ovviamente l’illazione va oltre al suo senso letterale: Greta è mossa da interessi economici? Esiste un’eminenza grigia (o più di una) che specula su ciò che sta accadendo? Domanda lecita, battute a parte. Però concediamoci una provocazione: anche fosse, è nella peggiore delle ipotesi un movimento uguale e contrario a quello che sta attualmente distruggendo il mondo: c’è chi si è arricchito sfruttando giacimenti e costruendo ciminiere, lei magari sta cercando di ottenere il medesimo guadagno dicendo alla gente di cambiare abitudini e piantare alberi. Tutto sommato non sembra male, o per lo meno non è peggio dello scenario attuale.

Ad ogni modo, la considerazione numero 1 ci porta rapidamente alle 2 e alla 3.

2. Genitori famosi e un mago del marketing come amico

Sul fatto che sia nata da una famiglia agiata non si dovrebbe dibattere, perché è ininfluente, se non per ragionamenti populisti, facili, gratuiti, fuorvianti (e che tra l’altro sarebbero in piena contraddizione rispetto alla simpatia invece ispirata da personaggi come Lady Diana e i suoi figli). E comunque, anche Gandhi proveniva da una famiglia benestante e questo non sembra aver mai influito sul giudizio della gente nei suoi confronti né sulla bontà del suo operato.

Riflessione in parte diversa va invece fatta riguardo Ingmar Rentzhog, un esperto di marketing che ha curato il lancio del libro della madre di Greta (“La nostra casa è in fiamme”, 2018) e che ha creato, con un tempismo non indifferente, la startup “We Don’t Have Time”, ovviamente operante nell’ambito del Climate Change Management. Lui pare sia il regista della strategia comunicativa della giovane Thunberg.

Questo non fa di questa ragazza una criminale né toglie verità a ciò che dice, ma di sicuro, in un mondo diventato diffidente e incline al mal pensiero, la percezione collettiva di queste dinamiche potrebbe assumere un carattere negativo e togliere forza al movimento di cui lei è leader naturale.

3. Global Warming dillo a qualcun altro

Data l’esistenza dei terrapiattisti e dei negazionisti tanto dello sbarco sulla Luna quanto dell’Olocausto, ad esempio, non dovrebbe sorprendere che esistono persone (parecchie invero) che non credono al ruolo giocato dall’essere umano rispetto al riscaldamento globale. Ma qui la questione si fa più seria, perché mentre la forma della Terra è quella che è indipendentemente dalle opinioni degli esseri umani, e mentre la conquista della Luna così come il dramma dell’Olocausto sono vicende oramai appartenenti al passato, non credere alle responsabilità umane ai cambiamenti a cui è sottoposto ogni habitat della Terra è un pessimo approccio, che porta all’immobilismo anziché alla reattività a dei chiari stimoli evolutivi. Che poi, a dirla tutta, anche fosse colpa del Sole che le nostre stagioni sembrano impazzite, il fatto che non sia un nostro fallimento non ci rende di certo invulnerabili alle catastrofi ambientali, quindi si dovrebbe comunque fare qualcosa.

E benché si potrebbe dire molto sul clima terrestre, sui gas serra e perfino sul Sole (per chi vuole provare un brivido, vada a cercarsi qualcosa sul Minimo di Maunder), le evidenze sono che qualcosa nel pianeta sta cambiando e la rapidità con cui lo sta facendo (unica nella storia terrestre, se si escludono eventi iperbolicamente traumatici come l’impatto meteorico che ha portato all’estinzione i dinosauri 65 milioni di anni fa) nonché la sospetta sincronia tra il cambiamento stesso e la nostra evoluzione industriale, lascia presagire che noi in qualche modo ci abbiamo messo lo zampino.

Per il resto, in Rete è tutto un accavallarsi di fake news, falsi storici, allarmanti castronerie scientifiche, appelli tutt’altro che disinteressati, che soffocano inesorabilmente i pochi frammenti di verità ben comunicata che circolano.

Il che ci porta alla considerazione numero 4.

4. Greta è una portavoce

Molti detrattori hanno attaccato (e attaccano tuttora) Greta in modo diretto, quasi fosse lei a decidere arbitrariamente cosa sta accadendo al mondo e quale spiegazione fornire in merito. Tra l’altro, alcuni di questi attacchi (purtroppo rigorosamente Made in Italy) sono mediocri, basati su sciocchi giochi di parole e sterili offese personali: al di là di cosa uno pensi della Thunberg o del destino della Terra, dovrebbe essere pacifico che ricorrere a sfottò a metà strada tra la Curva Sud e la Terza C (terza elementare, ovvio) non depone a favore di chi critica il movimento ambientalista. Fatto sta che nessuno degli “anti-Greta” pare invece aver capito che lei è semplicemente portavoce della comunità scientifica, che da circa 40 anni sta cercando di svegliare l’opinione pubblica e i governi su temi che già allora erano di urgente attualità, figuriamoci oggi.

Dibattere su un tema complicato come gli equilibri planetari, le dinamiche climatologiche, l’ecologia sistemica e, badate bene, l’economia mondiale, dovrebbe essere un’attività destinata ad un’élite di menti illuminate e, soprattutto, adeguatamente acculturate: quello che invece accade è che chiunque, in questa democrazia digitale, dice a gran voce la sua. Tutto diventa opinione, scienza compresa.

In tutto questo, Greta è e rimane saldamente leader e influencer, portavoce e motivatrice, una persona diversa da tanti, ma non per l’Asperger, ma per la tenacia dei suoi ragionamenti e il coraggio delle sue scelte.

È stata costruita in laboratorio? Non si direbbe, certe peculiarità non si fingono, non si improvvisano, non si trasferiscono con facilità, ma anche fosse, è comunque un fenomeno da osservare senza pregiudizi.

In un modo o nell’altro, è un periodo storico ricco di sfide e di cambiamenti: chi non li sa cogliere, qualsiasi essi siano, è destinato a perdere un treno importante.

 

Michele Barchiesi

Michele Barchiesi

Esperto in Pianificazione Strategica, Innovazione e Sviluppo Imprenditoriale