L’Orientamento

L’Orientamento

L’orientamento: che cos’è e quali sono i suoi ambiti di applicazione

 

La continua trasformazione del mercato del lavoro ha imposto nel corso degli anni una riflessione sulle politiche di valorizzazione del capitale umano, e l’orientamento entra a pieno titolo in tali politiche e assume sempre più una crescente centralità.

 

Cenni storici

La pratica dell’orientamento si può dire che è sempre esistita: i giovani venivano “orientati” al mestiere del padre o indirizzati ad acquisire “l’arte del mestiere” attraverso l’apprendistato.

Con l’avvento dell’era industriale, con l’aumento e la diversificazione dei ruoli sociali e lavorativi, l’orientamento prende un aspetto diverso passando da un “orientamento del genitore e del maestro” ad un orientamento mirato, inizialmente come servizio rivolto alle aziende, ad oggi, come una azione di “autoconsapevolezza” rivolto alla persona.

Ai primi del 900, Frank Parson introduce un primo concetto dell’orientamento come pratica a “determinare esattamente le caratteristiche di un profilo di lavoro cui indirizzare l’individuo con giusti requisiti per svolgerlo”: si elabora un sistema strutturato su “prove diagnostico-attitudinale” focalizzando l’attenzione sugli elementi “psicosensoriali delle prestazioni individuali”.
Il tutto si traduce che, attraverso “test psicometrici”, si individuano con “esattezza” le “attitudini” dell’individuo per inserire “l’uomo giusto al posto giusto” [Lawe, 1929], permettendo all’azienda di poterne trarre maggior profitto dalla scelta dei propri dipendenti attraverso un sistema con caratteristiche di “stabilità, conoscibilità e prevedibilità”.

Già negli anni 30 si fa strada nell’orientamento il concetto di “interesse professionale” entrando in quella fase che sarà definita “caratteriologica-affettiva” o “affettivo-emotivo”: per svolgere adeguatamente un lavoro, occorrono non solo alcune specifiche attitudini, ma soprattutto l’interesse, la passione e la motivazione, spostando l’attenzione da uno stato psico-fisiologico ad uno prettamente più psicologico.

 Il sistema non cambia di molto e sempre attraverso un sistema psicometrico si tenta di indagare anche la sfera della “personalità” (es la teoria di John L. Holland sui “tipi caratterologici”).

In Italia l’orientamento muove i suoi primi passi negli anni 60 del secolo scorso  sviluppandosi prettamente in ambito scolastico, e dobbiamo attendere gli anni 70 con il DPR 616/77 dove si esplicita la divisone tra orientamento scolastico svolto dalle Province e l’orientamento professionale a carico delle Regioni.

Attualmente, in relazione alla complessità sociale e alla ricorrenza dei momenti di scelta, si tende a non separare il processo di orientamento in fasi (orientamento scolastico, orientamento professionale, etc.), ma come un processo educativo ed evolutivo lungo l’arco della vita.

 

Che cos’è?

Orientare significa consentire all’individuo di prendere coscienza di sé, della realtà occupazionale e del proprio bagaglio cognitivo per poter progredire autonomamente nelle scelte in maniera efficace e congruente con il contesto.

Nel processo di orientamento il soggetto dovrebbe acquisire alcune competenze basilari quali la capacità di valutare adeguatamente le proprie capacità personali, la capacità di ricercare informazioni, la capacità di costruire gli strumenti di ricerca attiva del lavoro (cv, lettere di presentazione, indirizzari) e la capacità di concretizzare le azioni (agentività) di ricerca del lavoro scaturite dal progetto formativo e professionale.

 

Scopi

L’obiettivo dell’orientamento diventa quello di favorire nel soggetto la ricerca e la comprensione della propria identità e del proprio ruolo in una determinata realtà, così da potenziare le competenze orientative di qualsiasi individuo. Più che offrire risposte immediate e definitive come supporto in specifiche fasi della vita, l’orientamento è visto come uno strumento di sviluppo di conoscenze e capacità, azione a carattere globale in grado di attivare e facilitare il processo di scelta formativa e professionale del soggetto.

Riuscire a capire meglio la propria identità e il proprio ruolo in determinati contesti è fondamentale per poter indirizzare nel giusto senso il futuro lavorativo personale

 

A chi è rivolto

L’orientamento può essere intrapreso, come vedremo, da persone di qualunque età in qualunque momento della propria vita. Agli studenti della scuola secondaria di secondo grado, preferibilmente durante il penultimo anno di studi, per avere più tempo per maturare la propria scelta orientativa. Può coinvolgere gli studenti universitari incerti e titubanti della scelta di facoltà intrapresa  e che desiderano un supporto per un’eventuale ridefinizione del proprio piano alternativo di formazione accademica.  Può interessare i laureandi o i neolaureati alla ricerca di un metodo per la ricerca attiva del lavoro. A chi è entrato o deve rientrare nel mondo del lavoro che a fronte di aspettative disattese desidera valutare le opportunità di crescita. Può riguardare anche profili più senior, come età o come anzianità lavorativa, che desiderino affrontare nuovi cambiamenti professionali.

 

Conclusioni

Come ho scritto in apertura di questo articolo, l’attuale situazione del mercato del lavoro con la sua crescente richiesta di flessibilità e di adattabilità, nonché di un certo grado di incertezza, necessità a mio avviso di strumenti quali l’orientamento come supporto alle persone che devono entrare o rientrare nel mondo del lavoro o modificare le proprie carriere.

Gli anglofoni usano il termine knowledge worker per indicare quei lavoratori che a prescindere dalla situazione del mercato del lavoro, avendo acquisito buone capacità di ricerca attiva di lavoro, una buona dote di consapevolezza delle proprie competenze e la consapevolezza di possedere l’agentitivà sono in grado di adattarsi ai nuovi contesti e ai nuovi scenari, vedono insomma delle opportunità dalle crisi.

Nella mia pratica lavorativa vedo purtroppo molti lavoratori marginali(coloro che possiedono capacità obsolete e non sono spinti all’apprendimento), ovvero coloro che hanno ancora grosse aspettative dalle sole e uniche politiche passive per il lavoro, demandando ancora all’esterno (quello che in psicologia viene definito locus of control esterno) la risoluzione ad ogni loro aspettativa delusa. L’orientamento come strumento di politica attiva del lavoro deve sempre più accompagnarsi alle politiche passive, aiutando le persone a riprendere consapevolezza con la propria capacità di adattarsi, capacità innata per ognuno di noi.

 

Claudia Corti

Psicologa del Lavoro e delle Organizzazioni

Career Counselor

By | 2017-12-28T12:19:58+00:00 11 luglio 2017|Blog|Commenti disabilitati su L’Orientamento