GESTIRE IL CAMBIAMENTO, ESSERE IL CAMBIAMENTO

GESTIRE IL CAMBIAMENTO, ESSERE IL CAMBIAMENTO

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GESTIRE IL CAMBIAMENTO, ESSERE IL CAMBIAMENTO

Cambiare, normalmente, genera sconforto. Anche quando sembra l’unica via, anche quando non esistono alternative plausibili, anche quando è palese che sia la cosa più giusta da fare, essere protagonisti di un cambiamento crea in un qualche modo una qualche forma di disagio, o di paura.

Il problema di solito sta nella parziale disponibilità di informazione, nella non totale percezione delle prospettive, nella non piena consapevolezza delle proprie capacità.

A completare il quadro di incertezza, ci sono una serie di luoghi comuni che ci tengono sistematicamente distanti da alcuni tipi di scenari. Si dice, seppur con un minimo di retorica (che a volte non guasta), che il cambiamento non è qualcosa che si programma o si annuncia, ma è qualcosa che ti si palesa come già esistente, già effettivo, nel momento in cui ti prendi la responsabilità di praticare una scelta. Di questo si tratta, di scegliere. E, prima di farlo, di conoscere.

Siamo in un Paese strano, dove molte persone, ad esempio, dicono che può fare impresa solo chi ha già i capitali, che dicono che le banche non danno credito, che dicono che è molto più sicuro e tranquillo lavorare come dipendente, e così via. Ora, dicessi che non è vera alcuna di queste affermazioni, in modo assoluto e perentorio, sarei solo un povero sciocco, disinformato e presuntuoso. Dico, piuttosto, che i tempi cambiano e con essi cambiano i mercati, i contesti socio-economici, le regole di funzionamento del sistema, le opportunità e il metro di misura del valore e, non ultimo, che non tutte le regole né tutti i vincoli e i rischi esistono in modo equivalente per tutte le persone. Creare una nuova impresa, così come subentrare, a qualsiasi titolo, in una realtà preesistente, può essere in alcuni casi l’unica possibilità reale e concreta, ed è prima di tutto una questione di coraggio, di lungimiranza, di pianificazione, di volontà di realizzare progetti precisi, di consapevolezza. Non si tratta quindi di un gesto insensato o di una mossa azzardata, o per lo meno, dato lo stato attuale dei mercati, non è meno rischioso che lanciare CV da un aeroplano e aspettare che risponda qualcuno che ti inserisca in un’azienda longeva, solida, strutturata, dove ti venga proposto un contratto sicuro, ricco e durevole.

La liquidità oggi c’è, anzi, ne è stato inondato ogni mercato, oggi molti settori stanno prendendo fiato prima di ripartire, i comportamenti di acquisto e la propensione al consumo stanno finalmente vedendo spiragli di luce, oggi perfino le condizioni macroeconomiche (iniziative della Banca Centrale Europea, debolezza del petrolio, economia statunitense in ripresa) sono ben allineate: occorrono quindi progettualità supportate da persone determinate, perché il momento è di quelli così buoni che difficilmente se ne ripresenteranno altri così, per molto tempo. Inutile dilungarsi ancora, se ne parla tanto e tanto se ne è già parlato, occorre passare ai fatti concreti (chi ancora non lo avesse fatto), e per chiunque avesse dubbi e paure (assolutamente leciti e plausibili), non ci si deve mai dimenticare che esistono soggetti che, di mestiere, si adoperano proprio per appianare queste asperità psicologiche, procedurali, finanziarie, e che possono permettere la realizzazione pratica di un sogno, scongiurando il più possibile qualsiasi incidente di percorso.

Perché so bene che in Italia le ultime generazioni sono forse cresciute, loro malgrado, con una percezione distorta della realtà, ma faccio presente che in questo mondo, in questa vita, si può anche vincere.

 

Michele Barchiesi

Management Academy Sida Group
Sviluppo Organizzativo e Strategia d’Impresa

 

By | 2017-12-28T12:20:36+00:00 23 settembre 2016|Blog|Commenti disabilitati su GESTIRE IL CAMBIAMENTO, ESSERE IL CAMBIAMENTO