IL CAMBIO: COME AGISCE NELLO SVILUPPO DELLE VENDITE VERSO L’ESTERO

IL CAMBIO: COME AGISCE NELLO SVILUPPO DELLE VENDITE VERSO L’ESTERO

IL CAMBIO: COME AGISCE NELLO SVILUPPO DELLE VENDITE VERSO L’ESTERO

 

Prima dell’avvento della moneta unica europea, in Italia si registravano ampie fluttuazioni della moneta nazionale e le svalutazioni dei corsi, rispetto alle altre divise internazionali, non erano infrequenti.

Apparentemente, la svalutazione della lira funzionava da stimolo alle esportazioni per quella che era una delle principali economie manifatturiere a livello mondiale. Nei fatti, la moneta debole, che era il risultato della sommatoria di più elementi, politici, economici e speculativi, produceva risultati nefasti di portata, è durata, ben più ampie dei benefici immediati.

Il concetto che ho appena espresso in maniera estremamente essenziale, nella parte relativa ai presunti vantaggi, viene cavalcato da tempo dai detrattori dell’euro che auspicano l’uscita dell’Italia dalla moneta unica e oggi, addirittura, rincarano la dose esaltati dall’esito del recente referendum che sembrerebbe, e sottolineo sembrerebbe, aver sancito l’uscita della Gran Bretagna, che già non aveva aderito all’euro, dall’Unione Europea.

Ovviamente nessuno è in grado di prevedere quali potrebbero essere gli effetti di una eventuale disgregazione dell’Europa qualora altri Paesi dovessero seguire l’esempio inglese e finora tutte le ipotesi formulate, specialmente quelle catastrofiste, non hanno trovato alcun riscontro effettivo.

Ma torniamo al concetto di cambio e della leva esercitata dal rapporto di conversione sull’andamento delle vendite di un’azienda esportatrice.

Nell’immediato, gli effetti del deprezzamento della moneta nazionale si traducono in una maggiore competitività dei prodotti che diventano più appetibili e, quindi, oggetto di un incremento della domanda estera. Per contro, il deprezzamento rende più oneroso importare merci e, specialmente nel caso del petrolio e di molte materie prime, ci si troverebbe di fronte alla difficoltà di sostituire le importazioni con la produzione interna.

Ammettiamo, comunque, che un cambio debole favorisca le vendite all’estero ma la questione è certamente molto più complessa.

Il cambio è una delle componenti del successo delle esportazioni e oggi, nell’era dell’economia globale e della moneta unica europea, la competitività va ricercata soprattutto nella qualità del prodotto e nella sue prerogative di unicità, affidabilità e innovazione.

Per questo, le imprese italiane devono tornare ad investire nella ricerca e nella formazione, abbandonando le politiche miopi di breve periodo e lavorando sule prospettive a lungo termine.

Oggi vi è chi propugna il ritorno alla lira, sottolineando la possibilità di un ritorno alla produzione e dell’incremento dell’occupazione grazie alla possibilità di manovrare i cambi e sottrarsi alle regole imposte dall’Unione Europea. E’ evidente che potrebbero esserci dei vantaggi ma la storia, finora, ci dice che la sovranità in materia monetaria ha avuto anche risvolti drammatici per l’economia del nostro Paese.

Le conseguenze delle ripetute svalutazioni del passato, con gli attacchi speculativi sulla lira, hanno significato anche inflazione elevata e tassi insostenibili sui prestiti bancari, con il pesante epilogo della pesante crisi valutaria del 1992.

E’ vero, le manovre sui corsi delle monete hanno consentito lo sviluppo di intere economie ma occorre tener presente che l’equilibrio che la svalutazione va ad intaccare è molto delicato ed attualmente gli Stati giocano una partita importante nel mantenere i corsi delle proprie monete entro parametri accettabili e, soprattutto, per periodi limitati, in una sorta di altalena che favorisce oggi un paese e domani un altro. Basti considerare l’attuale politica della Federal Reserve che prospetta un aumento dei tassi e, per contro, l’azione contraria della BCE, con il quantitative easing ed i tassi a zero.

Certamente ci sono le eccezioni ed una è rappresentata dalla Cina che, nonostante le sollecitazioni delle altre potenze economiche, mantiene la propria moneta ed ha finora attuato soltanto timidi aggiustamenti.

Non possiamo negare che le esportazioni beneficiano di un cambio favorevole ma gli effetti sono fortemente limitati per quelle imprese che utilizzano l’import per approvvigionarsi delle materie prime necessarie a realizzare i propri prodotti.

Forte è, invece, il vantaggio della svalutazione su quelle imprese con elevato know-how che producono utilizzando risorse disponibili all’interno, nel nostro caso, dell’area dell’euro.

Nella situazione attuale, con l’Italia membro dell’Unione Europea e con l’euro come moneta nazionale, non abbiamo sovranità in materia valutaria.

L’Unione Europea, sul cambio, ci offre una barriera contro aggressioni speculative da parte di nazioni più forti.

E’ quindi auspicabile, in questo contesto, che le imprese medio-piccole, la cui struttura frammentaria è ormai da tempo inadatta ad affrontare le sfide internazionali, trovino la capacità di percorrere nuove strade in termini di collaborazione per costituire masse critiche adeguate alla necessità di investire, ripeto, nella ricerca e nella innovazione senza cercare di competere con i produttori di quei paesi che ancora sfruttano la manodopera a basso costo ed ignorano le più elementari regole in termini di sicurezza del lavoro e dell’ambiente.

Pertanto, occorre orientarsi verso un altro tipo di impresa manifatturiera con un prodotto che viene scelto per caratteristiche peculiari e che rendono secondaria la questione del prezzo. In  questo caso la debolezza della valuta nella quale il prezzo viene espresso diviene un fattore di ulteriore forza.

 

Alessandro Scarlato 

 Club Economia e Finanza Sida Group

By | 2017-12-28T12:19:58+00:00 21 luglio 2017|Blog|Commenti disabilitati su IL CAMBIO: COME AGISCE NELLO SVILUPPO DELLE VENDITE VERSO L’ESTERO